Istituto Ricci HomePageUna canzone per Bobby Long
N E W S C O N T A T T I R I C E R C A L I N K S F O R U M

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Una canzone per Bobby Long
La colonna sonora delle storie

"ogni arte aspira alla condizione della musica"
(Borges)

Forse è un film sul tempo. Il tempo che si ferma dopo la tragica morte di un figlio o per il tradimento della sola donna della quale Lowson era veramente innamorato. Per questo Bobby urla che Lowson non è innamorato di Geogeane e, nonostante lei sia bella, lui non può amarla: "Poiché la situazione traumatica è, per sua natura violenta, e generatrice di violenza, è impossibile evitare che la violenza contenuta si estrinsechi in altre maniere" (Badaracco). Quando tutto si è fermato può arrivare una giovane donna a portarci l’amore. E’ la storia di tre generazioni alla rovescia: un padre una figlia, forse un fratello, a cui una madre ha consegnato solo un anno di tempo per riscoprire la trama che li unisce. Ma un anno è sufficiente o è troppo poco per ricostruire una trama di vite bloccate in una baracca fra vino, vodka e sigarette? Il film sembra dire che il tempo è quello giusto, e quello giusto alcune volte è il tempo che ti viene concesso da un altro che ad un certo punto dovrà per forza lasciarti. Mi viene in mente una paziente a cui proposi una terapia breve della durata di un anno. Mi colpì il suo commento stupito ed ironico: "mi sembra così strano, dottore, che lei consideri breve la durata di un anno!"

Il film procede a ritroso. Una figlia si insinua nella storia della madre proprio quando questa l’ha terminata. Ed è lì che la storia della figlia può ricominciare. "Purcylaine, come sei bella… sembri proprio tua madre quando metteva quel vestito!"

E’ il tempo che ad un certo punto riprende a scorrere e tutto riprende un nuovo colore ed un nuovo ordine. Prima Purcy era avvolta in una patina di cose sporche ed ammucchiate, scorie di usa e getta americane. Sono in due, bloccati in quella roulotte: il suo amico che non trova lavoro e lei che accumula solo disordine e non fa passare il tempo finché l’amico non le comunica la morte di Lorraine. Improvvisamente si rende conto che ora non può tollerare di essere orfana quanto prima non tollerava una madre il cui cuore "…era una porta girevole!"

Quando Purcy, convocata dalla morte di Lorraine Will – che "non era mai stata madre per lei" – bussa da Bobby Long e Lowson Pine, Lowson la fa entrare, forse come si fa sempre in un film americano: il braccio e l’indice che indicano l’interno della casa accompagnati da un lieve dondolamento compiaciuto del capo. Mi è sembrato di riconoscere l’esatto gesto di William Hurt che in Smoke propone a Rashid di entrare. L’impressione, anche qui come fra Paul e Rashid, è che l’altro deve solo essere autorizzato a fare qualcosa che lui sta faticosamente tentando di fare.

Purcylaine a ritroso può diventare bambina e diventare adolescente al college. Bobby e Lowson se ne prendono cura e, anche se lei è bella e sensuale, non sanno ancora che se ne prendono cura come fanno i padri ed i fratelli. Piano piano ciascuno scopre la propria posizione in una famiglia riunita da una perdita diventata concreta e finalmente affrontabile:"Lorraine ci aveva lasciati già prima che ci lasciasse".

Seguo Paolo in psicoterapia da circa due anni. Oggi è arrivato in ritardo perché, meccanicamente, anziché fermarsi al portone dello studio è andato oltre fino a casa di un suo amico: "non volevo dirglielo, dottore, perché magari era una cosa che avrebbe sviato tutta la seduta e per me oggi la seduta è importate perché dovrò assentarmi per due settimane!" Intanto prende a raccontarmi della morte del padre con il quale non ha mai litigato e mantiene idealizzato nonostante vivesse lontano da lui e che spesso a scuola era costretto a spiegare ai compagni di non essere orfano, ma che suo padre, semplicemente, viveva in un’altra città. E’ diverso da quello che succede a Marta, sua moglie, la quale non va assolutamente d’accordo con il proprio padre. Paolo è angosciato: "se un giorno dovesse morire, lei sarebbe disperata dal non essere riuscita a chiarirsi con lui, e non essere stata capace di avere un buon rapporto con suo padre!". Gli chiedo: "Ma lei deve per forza essere un bravo figlio? Eppure forse oggi, sbagliando la strada per arrivare qui, voleva dirmi che non se la sentiva di incontrare un padre che sta per lasciare per due settimane. Forse non c’era un altro modo per dirmi che si sente un pessimo figlio a lasciarmi da solo per due settimane o che lasciare un figlio da solo è terribile!"

Il futuro aveva smesso di esistere per tutti i personaggi e per questo Lowson non poteva scrivere il suo libro. Le pagine dei vani tentativi servono solo per addobbare l’albero di Natale o per il fuoco del camino. Gli analisti sanno che per raccontare una storia, quella storia deve essere passata perché chi la racconta deve poterla osservare. Come accade nell’ultima parte di Big Fish, e come potrebbe suggerirci Winnicott, la storia è negli occhi di chi può osservare. Il futuro è forse la continua riorganizzazione del passato con l’aggiunta lieve di qualcosa che può vivere solo un attimo brevissimo. E subito ridiventa ricordo. Per Bobby Long e Lowson e Purcy, forse per tanti pazienti che ci accade di incontrare, il ricordo spesso si è congelato semplicemente nel passato. Gli analisti, come i poeti e i musicisti sanno che c’è un abisso fra passato e capacità di ricordare.

Il film ti prende gradualmente e dopo un inizio in cui forse facevo fatica a trovarmi colto dalle immagini, cominciavo piano piano a scoprire leggerezza nella cadenza che procede sincrona con la musica blues All’uscita, del film mi rimaneva soprattutto una sensazione leggera legata alla musica. Qualcosa che viene prima della storia e che forse permette alla storia di svolgersi Una specie di solco. Un po’ come quello che Borges cita di Eduard Hanslick: "la musica è un linguaggio che possiamo usare, che possiamo capire, ma che non siamo in grado di tradurre". La musica del film sono soprattutto i blues della chitarra di John Travolta. Mi sono accorto che il blues mi fa immaginare un uomo che cammina lento, con passo dondolante. La colonna sonora dei percorsi lunghi, soprattutto quando il treno si mette in moto. Ho pensato che forse era perché si trattava della cadenza del blues, qualcosa che ci colloca immediatamente in un tempo passato, quello che qualcuno chiamerebbe un "oggetto generazionale" (Bollas), i blues che cantava Lorraine quando era viva e la sua vita era bella. Infatti Bobby, quando il percorso si è avviato e Purcy sta sempre più diventando sua figlia ribadisce a Lowson di quale musica si tratta "le sole canzoni che si possono ascoltare sono quelle in vinile". Il passato ritorna, quindi, come qualcosa che ci appartiene e che possiamo usare con commozione: "ma cosa ti sei messo addosso?" - grida Purcy a Bobby - "questi vestiti prendono la muffa se nessuno li mette!"

Anna oggi si vergognava a raccontarmi un sogno "Riguardava lei dottore! Io e lei eravamo sposati!" Si affretta a scusarsi: "ma non facevamo niente di strano… stavamo insieme ed io stavo bene". Conosco Anna da 15 anni e con lei posso permettermelo: "Ma, io e lei siamo sposati, Anna! Oramai da molti anni! In quale altro modo può spiegarsi che io sono importante per lei e che lei lo è per me?" Anna non ha avuto paura ed ha capito il gioco: "sì… sì è vero… in quel senso lì… certo!"

La medesima strada che percorre Bobby all’inizio, Purcy può attraversarla alla fine della storia. Ma ora porta con sé, finalmente, un libro ed è diretta verso una nuova tomba; "A lovely song for Bobby Long", la storia che Lowson non poteva scrivere finché alla porta non bussa l’amore che ti permette di avere un passato e di immaginare un futuro, un futuro anche senza una madre e un padre, ma possibile solo dopo che li hai finalmente conosciuti: "non smetteremo la nostra indagine! Ci fermeremo solo quando saremo arrivati al punto da dove siamo partiti".

Giuseppe Riefolo