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N E W S C O N T A T T I R I C E R C A L I N K S F O R U M

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IL MANICOMIO “VITTORIO EMANUELE II”
di Nocera Inferiore

Giuseppina Salomone - Raffaele Arnone
D.S.M. ASL SALERNO 1 – Nocera Inferiore

    In un congresso nazionale il prof. Morselli afferma "…il Manicomio di Nocera Inferiore può considerarsi all'altezza delle migliori Cliniche Universitarie".

    Nell'ambito della storia della psichiatria possiamo riconoscere vari periodi in cui la malattia mentale viene considerata in modo diverso con un conseguente differente approccio ad essa:

  • un primo periodo, dall'inizio (Ippocrate) al XVI secolo dell'era volgare, in cui la follia è stata, di volta in volta, considerata prodotta da spiriti degli antenati,  da demoni,  da streghe , da eventi sovrannaturali dai quali gli ammalati dovevano essere liberati;

  • un periodo pre-psichiatrico, delle opere di assistenza caritativa e di custodia dalla metà del 500 al XVIII secolo; da questo tipo di assistenza deriva anche il nome di Asilo per i luoghi che ospitavano tali persone;

  • il periodo dell'assistenza psichiatrica medica che inizia nel XVIII secolo con Chiarugi in Italia, Pinel in Francia, Samuel Tuke in Inghilterra, Reil in Germania. In questa fase si afferma il concetto dell'assistenza medica e curabilità delle alienazioni mentali, da qui deriva il nome di manicomio  derivante  dal greco (“mania” e “comio”), curare la mania, (mania intesa come pazzia in senso lato) , che esprime  chiaramente, questo nuovo concetto.

    Probabilmente il primo asilo ad essere appellato manicomio è quello di Aversa, fondato nel 1813 e denominato Morotrofio, Morocomio e Manicomio; poi, nel 1827 l'ospedale dei folli di Torino; successivamente così si denominano anche gli altri ospedali; anche la legge sugli alienati del 14 febbraio del 1904, invocata dai primi alienisti fin dal 1862 al convegno a Siena, è definita come Legge sui manicomi e sancisce il carattere e l'indirizzo preminentemente medico dell'istituto psichiatrico. 

    Questa realtà manicomiale "impera" come unica possibilità di assistenza agli alienati per molti anni, ed essa rappresenta   una realtà estremamente complessa racchiudendo in sé molteplici aspetti, anche contraddittori fra loro: elementi positivi, anche di rilievo, possono esistere e svilupparsi accanto ad altri negativi, persino accanto agli orrori.

 

IL VITTORIO EMANUELE II

    All'epoca  vi è solo la realtà manicomiale di Aversa, fondata nel 1813 come un' istituzione di Stato, alla diretta dipendenza del Ministero degli Interni. A questo manicomio afferiscono  i folli provenienti da ben 17 provincie meridionali e, negli anni, solo  la provincia di Napoli provvede al ritiro dei suoi malati. Nel 1876 giunge alla direzione di Aversa il dottor Gaspare Virgilio, che si impegna in una vasta e profonda opera di rinnovamento del manicomio stesso, soprattutto forzando le provincie, ad esso ancora afferenti,  a non ricoverare i folli  ad Aversa. Egli  conduce la sua battaglia a favore della "disgraziata classe dei pazzi" sia con gli scritti sia ricorrendo  a misure particolarmente forti come il blocco delle ammissioni. E solo a partire dal 1881 le province cominciano a ritirare i loro malati:  nel 1881 la provincia di Catanzaro inaugura il suo manicomio, nell'ex convento di Girifalco. In particolare, a noi interessa il dato che tra il 1883 e il 1885 le province di Avellino, Bari, Campobasso, Cosenza, Foggia e Salerno ritirano i loro malati da Aversa, in quanto hanno costituito un consorzio per ricoverare i folli nel nuovo manicomio che sorge a Nocera inferiore, il Vittorio Emanuele II. Si costituisce così in Campania un terzo polo psichiatrico  di dimensioni piuttosto rilevanti, la cui attività inizia il 31 Dicembre 1883 nell'ex-convento di Monteoliveto con la direzione del prof. Ricco, che ne è anche il fondatore e concessionario (lo statuto del consorzio stabilisce che egli sia concessionario della gestione per 50 anni, dopo di ché subentra lo stesso consorzio).  Al compimento dell'opera contribuisce senza dubbio, col peso enorme della elevatissima autorità, S. E. Giovanni Nicotera, cognato del prof. Ricco, ed allora Ministro dell'Interno e Presidente del Consiglio ("... ispirato alla Giovane Italia, seguace di Settembrini, deputato e ministro; direttore amministrativo per sei anni del manicomio... egli udì i bisogni dell'asilo non solo come amministratore ma come filantropo: le nuove idee, fecondate dal suo ingegno, si maritarono a quelle che lo avean chiamato a Sapri, a Bezzecca, a Villa Glori, ed egli vide che invece di un ricovero pei folli dovea organizzare un manicomio, amministrato non dal massaio ma dal filantropo, e coperto dalle grandi ali della scienza". Come ministro degli Interni nomina una commissione per redigere un programma di organizzazione dei manicomi d'Italia, alla base della legge sui manicomi del 1904).

    Già nel  1878 il prof. Ricco, direttore dell'ospedale della Pace e libero docente di Clinica Medica nella Reale Università di Napoli, ha sottoposto alle province di Salerno, Avellino, Cosenza, Bari, Foggia e Campobasso un suo progetto di massima per l'istituzione di un grande manicomio nella provincia di Salerno per accogliere i folli delle province suddette.

    Il 29 ottobre 1879 la provincia di Avellino  dà mandato alla propria deputazione  di concordare la formazione di un consorzio tra le province che hanno accettato la proposta del prof. Ricco. Il Consiglio approva le norme compilate dalla delegazione l'8 novembre 1880. Anche le altre province  stipulano contratti singoli con il prof. Ricco. Il 16 luglio 1883 la provincia di Salerno riunisce i delegati delle province che hanno accettato la proposta del Ricco, ma il definitivo   contratto di concessione è stipulato tra il prof. Ricco e le sei province consorziate il 6 febbraio 1884. 

    Il 29 novembre 1882 Ricco diviene proprietario del locale di Monteoliveto, ex- convento degli Olivetani e, poi, ceduto al Ministero della Guerra, che si compone di 43 ambienti e di due giardinetti annessi. Questi vengono ristrutturati ed adeguati alle nuove esigenze, con consigli anche del prof. Miraglia,( direttore del manicomio di Aversa), e il 31 dicembre 1883 sono occupati da folli provenienti da Aversa e appartenenti alle provincie di Bari, Foggia, Campobasso. Nell'arco del 1884 sono ritirati i folli delle provincie consorziate ancora degenti nei manicomi di Fleurent, dei Ponti Rossi e di Miano ed anche quelli di Materdomini,(dove erano stati ricoverati fin dal novembre 1882), per cui Monteoliveto diviene la sede centrale e Materdomini la prima succursale.  

    Il manicomio viene aperto, però, ufficialmente solo l'8 agosto 1884 quando la commissione, appositamente nominata dal Consiglio di amministrazione del consorzio e formata dai prof. Antonio Cardarelli, Gian Battista Fornari e Giuseppe Buonomo, esprime il giudizio positivo di idoneità delle  strutture.

"... Una nuova opera ospedaliera è surta in Italia, quella di un grande Manicomio interprovinciale, che prende il nome dal defunto Gran Re Vittorio Emanuele, principale fattore dell'unità della Patria. Il concetto di questa opera, in forma di proposta, si sottometteva all'esame del chiarissimo Consiglio Provinciale della patriottica provincia di Salerno fin dal 1878...il benemerito consesso benignamente la udì, la analizzò, e con un ordine del giorno volle dichiararla utilissima alla provincia, onorandone il proponente...la limitrofa patriottica provincia di Avellino...le altre benemerite Province di Campobasso, Foggia, Bari e Cosenza...tutte in un sol fascio si strinsero in consorzio, nominando il proponente prof. Ricco Direttore e concessionario per 50 anni del Manicomio, stipulando col medesimo un capitolato, il quale definisce gli obblighi e le garanzie delle parti contraenti. Ed ecco divenuto un fatto compiuto ciò che prima fu creduto inattuabile; e quest'opera cui consacrammo tutte le nostre forze, l'assisteremo con cura, con amore, perchè prosperi sotto il benevolo patrocinio delle Provincie consorziate! ...questo grande fabbricato è un prolungamento ed adattamento dell' ex- monastero degli Olevetani rimasto incompleto e dal Demanio ceduto al ministero della Guerra. La solidità del fabbricato, gli ambienti spaziosi, hanno offerto la gradita opportunità di potere usufruire bellamente e con poco studio di tutto il suo scheletro. L'egregio signor Michele Franchini n'è stato l'ingegnere e ne ha diretto i lavori... Dopo di aver compiuto un accurato studio sui tipi dei migliori manicomi del Regno ed esteri, e facendo tesoro dei suggerimenti di chiari alienisti fra cui quelli dell'illustre prof. Miraglia...Infatti esso manicomio risponde, convenientemente a tutti i desiderati della scienza: opportuna, ed accurata la distribuzione delle varie località pel servizio dei ricoverati - provvisto di ampi ambulacri coperti; locali acconci alle lavorazioni; per gli studi fisico-chimico-microscopici; per ricreazione; dormitori ampi e spaziosi, dei quali ognuno non contiene più di venti letti e dove il volume d'aria è molto superiore ai bisogni della respirazione...presenta locali vasti ed igienici per infermeria di malattie comuni, non che altri appartati per le malattie infettive-contagiose. Non difetta di celle d'isolamento...offre pure una sala d'osservazione, donde diagnosticata la forma psicopatica, vengono spediti gli ammalati nelle rispettive sezioni, o respinti se non appartenessero all'opera. Allo stabilimento va annessa poi una sufficiente zona di terreno, ricca di rigogliosa vegetazione, ed abbondanza di acqua...L'indirizzo scientifico sarà quello che tiensi nei manicomii più stimati; si continueranno perciò le ricerche macroscopiche e microscopiche sul cervello; ma si cercheranno puranco nuovi orizzonti nei quali potrà spaziare la mente alla ricerca degli ardui veri cui anela disascondere la scienza psichiatrica".(prof. Ricco)

Il manicomio è organizzato a sistema misto, un grande corpo collegato con alcuni  corpi staccati: il grande  per gli uomini e per le donne con unico ingresso all'Asilo ma con separazione tra i folli di sesso diverso e con dormitori separati per le diverse categorie;

  • per gli uomini un piano terreno e due piani con una terrazza; tre refettori

  • per le donne tre piani,  l'ultimo  riservato alle sorveglianti; due refettori

  • cortili scoperti interni

All'inizio la capacità recettiva è di 500 ammalati.

    Inizialmente il servizio medico della succursale di Materdomini è affidato alle cure del chiarissimo dottor Giovannangelo Limoncelli, professore emerito di Psichiatria nella Reale Università e cultore reputatissimo di tali mediche discipline, coadiuvato dall'opera "indefessa ed accurata dello egregio giovane dott. Ventra" (Domenico). Dal 1 Aprile 1883 il prof. Limoncelli è nominato consulente ordinario; diviene, poi, nel 1887 direttore fino alla morte, nel 1897.

    Dal 1° gennaio 1884 è nominato medico-capo del V.E.II uno psichiatra di notevole statura, Silvio Venturi. Questi, però, il 26 novembre 1886 sarà licenziato per contrasti con il Ricco: "aveva reclamato acciò i malati e il manicomio fossero provveduti del necessario occorrente in effetti di vestiario, di casermaggio e di locali, mentre tacere sarebbe stato da parte sua cosa indegna di uomo e di medico"(Venturi) . In pratica aveva chiesto abiti invernali per i malati e il blocco delle ammissioni per evitare che "si affollassero ulteriormente reparti già deficienti di aria respirabile o che fossero ammonticchiati come cani nei corridoi".

    Ciò accade anche se il Ricco non sembra essere così ottuso e chiuso alle esigenze degli ammalati, infatti egli non si accontenta nell'organizzare il manicomio delle sue conoscenze, ma cerca sempre più di approfondirle, di studiare come gli altri hanno affrontato il problema dei folli, come hanno organizzato le strutture di accoglienza , per cui visita manicomi anche stranieri: "...ed io, nella modestia delle mie cognizioni, nella povertà dei miei mezzi, persistendo tenacemente nella lotta e nel sacrifizio d'ogni genere, pur di aggiungere una pietra all'edifizio che assorbe tutto me stesso, non ho trascurato di ricorrere ai forti ingegni, anche stranieri, per cogliere il frutto dei loro studi e riuscire a portare ad un giusto livello il governo d'una classe di ammalati, per quanto infelici, altrettanto meritevoli delle più sollecite cure da parte della società e della scienza". Visita così i principali manicomi francesi, inglesi e tedeschi, annotando con minuzia l'organizzazione strutturale e del personale, il tipo di assistenza, le terapie utilizzate. 

    Negli anni, il Ricco e i suoi eredi acquistano altri terreni vicini a Monteoliveto in modo da espandere il manicomio e da aumentarne la recettività.

In anni successivi, quindi, sorgono diverse succursali :

  • Materdomini: aperta il 29 novembre 1882, diviene succursale nel dicembre 1883 ed accoglie dementi, addetti al lavoro,  ammalati convalescenti. E' utilizzata anche come degenza di "folli a TRATTAMENTO PRIVATO per i quali sono predisposti quartini comodi ed eleganti". Può ospitare 150 ammalati;

  • S. Maria a Favore: aperta all'esercizio nel settembre 1897, era una dimora signorile con annessi giardino e casupole; in grado di ospitare 120 alienati;

  • Villa Maria: a breve distanza del manicomio, aperta all'esercizio nell'ottobre 1898; così chiamata in onore della concessionaria signora Maria Nicotera, che l'aveva acquistato dal sig. Raffaele De Santis;  occupata nel 1908, può ospitare 100 ricoverati;

  • Pecorari: vecchio casamento adattato aperto l'8 Ottobre 1902 ed in grado di ospitare 90 alienati;

  • Cava dei Tirreni: in prossimità della stazione ferroviaria di Cava, antico fabbricato a due piani in grado di ospitare 170 dementi; aperto nell'agosto 1904;

  • Chivoli: la signora Alba e la signorina Silvia Ricco-Nicotera il 19 marzo 1910 acquistano, tramite il barone Gerardo Di Giura, lo stabile  dalla signora Grimaldi Rachele; questo è occupato nel 1911 ed ospita 150 ammalati;

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LA " VITA " nel VITTORIO EMANUELE II

    Tutti i mezzi terapeutici consigliati dalla scienza, a seconda del periodo, sono utilizzati  dai sanitari che trovano, presso tutte le amministrazioni, l'appoggio più largo ed incondizionato; sono anche sperimentati tutti gli ultimi ritrovati scientifici, quali la malarioterapia nelle varie forme morbose, farmaci a base di ematoporfirina,  preparati sedativi, la piretoterapia, lo shock insulinico, lo shock cardazolico,l'elettroshock e, infine, i farmaci che rivoluzionano la cura della follia: i neurolettici, che riducono moltissimo il ricorso alla contenzione fisica e segnano una svolta fondamentale nella cura della malattia. E' da sottolineare che, nei primi tempi della fondazione del manicomio e nei periodi di massimo affollamento, i mezzi di contenzione sono adoperati su vasta scala.

    Però fin dall'inizio i folli non vengono solo curati ed assistiti durante la fase acuta della loro malattia, ma sono utilizzate varie tecniche per rieducarli, riabilitarli facendo leva sulle residue facoltà sane in modo da deprimere quelle inferme e poter, poi, maggiormente favorire il loro inserimento nella società, una volta dimessi. Ed è, soprattutto, il lavoro il mezzo a cui si guarda con maggiore interesse e a tal proposito così si esprime il Ricco: "...e quindi lo psichiatra non cura oggi il cervello ammalato ma la persona col cervello ammalato...ed il lavoro, perciò non deve considerarsi come mezzo igienico solamente atto a rinfrancare l'organismo, fiaccato sotto il pondo di una qualunquesiasi malattia dei centri nervosi, e come mezzo ad occupar la mente per toglierla dalle idee deliranti che ne fanno aspro governo; ma sibbene come mezzo a crear nuove attività cerebrali, se le antichetà non possono ridestersi, mettendo in gioco le attitudini naturali dello infermo, o quelle che si svolgono durante il processo morboso...il lavoro acquista un'importanza straordinaria, se in alcuni casi esso può diventar mezzo di redenzione per lo infermo di mente, rimenandolo nella società, non solo laborioso ed utile alla medesima, ma tornato quasi a novella esistenza". Sono attivate le lavorazioni delle calze, delle tele, del cucito in bianco, del ricamo e dei merletti nel reparto donne; dell'agricoltura, dell'allevamento di animali domestici,  della tipografia "...la nostra tipografia ha istruiti già ben 15 infermi, i quali in quel lavoro han trovato la guarigione ed han potuto collocarsi nelle tipografie, togliendosi agli antichi mestieri più faticosi e meno renumerativi". (Limoncelli, 1893). I ricoverati ricevono una " mercede"  proporzionata al lavoro che compiono.

    Ma non vi è solo il lavoro, infatti gli operatori sanitari si attivano affinché i folli abbiano anche i loro "divertimenti", allestendo spettacoli teatrali (commedie scritte dai medici), trattenimenti danzanti, cori musicali aperti anche alla cittadinanza.

    E fin dal 1883 Limoncelli  impianta un teatrino in una camerata del reparto uomini, ma solo nel 1926 si realizza la costruzione del teatro, ad opera del direttore Domenico Ventra, in una sala dell'ala settentrionale del primo piano del fabbricato di Monteoliveto.

    Nel 1887 Limoncelli istituisce una scuola di musica sotto la direzione del maestro Giuseppe Testagrossa "abbiam potuto mandare i nostri suonatori nel teatro cittadino". E per festeggiare il carnevale del 1887 è organizzato un "divertimento" consistente in una recita, in balli e musica, i cui protagonisti sono gli ammalati mentre sia i medici (tra cui lo stesso Limoncelli) sia gli amministrativi si dilettano nello scrivere una commedia e le parole di un coro. Alle rappresentazioni del "divertimento" sono presenti, oltre ai degenti e al personale, le autorità civili e militari locali, "gran numero di distinte Signore e Signori della Città e dei Comuni vicini, professori, artisti, insegnanti, pubblicisti e quanti hanno a cuore le sorti di questo Istituto" al fine di dimostrare che "anche i poveri nostri malati non mancano de' soccorsi della civiltà, ch'essi non vivono così assolutamente estranei all'umano consorzio, che risentono invece l'influsso benefico del progresso de' tempi, che infine poi un manicomio non è addirittura un luogo di reclusione".

    Non  ci si preoccupa dei folli solo quando essi sono degenti del manicomio, ma  particolarmente sentito, in rapporto anche ad un movimento nazionale, è il problema della loro assistenza dopo la dimissione  dal manicomio al fine anche di evitare  il riaccendersi della malattia. Nel 1890 Limoncelli propone la costituzione di una società di patronato per i pazzi guariti o convalescenti  delle province di Avellino, Bari, Campobasso, Cosenza, Foggia, Salerno. La società si prefigge lo scopo di  aiutare materialmente e moralmente i dimessi dal manicomio; i soci fondatori sono di diritto tutti i delegati provinciali, il concessionario, tutti i medici del manicomio, i capi di ufficio.

    Questa iniziativa, che  raccoglie unanimi consensi, anche al di fuori delle mura manicomiali, non riesce a decollare, come si può evincere dallo scritto di Limoncelli: "...nel corso dell'abituale festa di carnevale: balli, canti, concerto, rappresentazione teatrale ... io pensai di profittar di quella opportunità per popolarizzar nel paese i concetti informatori della Società di patronato, la quale aspetta la convocazione del consorzio per essere attuata ... Quel che piace far noto si è che per ben cinque sere il pubblico facea ressa per chieder biglietti e non si stancò dal prodigare applausi ai nostri attori improvvisati e la Società di patronato pose così salde radici nella cittadinanza, da non farmi più dubitare del profitto che ne trarrà largo e costante". Il problema viene riproposto nel 1892 e nel 1903 da Domenico Ventra, ancora, però, senza alcun risultato; solo nel 1930 è approvato ufficialmente dal Consiglio di Amministrazione del Consorzio lo statuto. Il tutto rimane, alla fine, però, solo un'ottima iniziativa senza alcuna attuazione pratica.

    Il Manicomio viene visitato, oltre che dalla commissione del consorzio che periodicamente verifica lo status  quo, anche da illustri personaggi quali il  Ministro di Grazia e Giustizia on. Taiani nel Marzo 1886 e, nel mese di Maggio dello stesso anno, dal barone Giovanni Nicotera; da studiosi quali Enrico Morselli, che, nell' Aprile del 1887, si trattiene vari giorni allo scopo di osservare minutamente il manicomio nella sua distribuzione, organizzazione ed indirizzo scientifico ("...l'egregio uomo è ripartito compiaciutissimo di tutto") redigendo anche un'elaborata relazione sull'andamento dell'asilo, ricca di dettagli tecnici ed utili consigli; dal prof. Semmola e altri professori con i discepoli della scuola sperimentale di Clinica Terapeutica di Napoli.

    Il 25 marzo del 1891 la commissione nominata dal Ministero dell'Interno , con lo scopo di visitare i manicomi d'Italia al fine di raccogliere dati per la elaborazione di una legge sui folli e composta dai professori Lombroso, Tamburini e dal dottor Ascenzi, visita il manicomio: "...si è trattata di una ispezione seria e direi pur severa... io certamente non so la opinione che la detta commissione si è formata del nostro manicomio... ma da fuggevoli parole, dalla mimica, dal volto sorridente e compiaciuto posso trarre che tal giudizio sarà conforme ai comuni desiderii, poichè in vero noi si è al livello della scienza e questo giovane e baldo corpo sanitario alacramente lavora per allargarne gli orizzonti... il manicomio V.E.II non verrà messo al bando della Scienza e le provincie unite in consorzio non dovranno arrossire dell'opera loro".(Limoncelli)

    L'importanza di attivare laboratori per poter svolgere una proficua attività scientifica di ricerca , effettuando esperimenti in loco, è avvertita fin dall'inizio dal Ricco e dagli altri medici che lo coadiuvano. Essa  è resa possibile in quanto vengono organizzati, man mano negli anni, il gabinetto di anatomia patologica, di elettroterapia, il laboratorio di chimica clinica, di microscopia, dotato di un microscopio a leva e di altri apparecchi, di uroscopia: "...ciò mostra che lo incremento dei detti gabinetti è progressivo e che sui medesimi riposano le mie speranze sull'incremento delle ricerche volte alla sottile anatomia patologica del sistema nervoso. Né credo esser frustato nei miei desideri, quando mi veggo circondato da giovani medici volenterosi ed avidi di consacrare i loro nomi negli annali delle Scienze" (Limoncelli). Viene allestito un museo antropologico, (che raccoglie crani, cervelli, organi vari dei ricoverati); nel 1890 è edificato il teatro anatomico con gli annessi gabinetti, (al pianterreno una sala per il deposito dei cadaveri, la sala delle dissezioni, al primo piano due sale, una addetta al museo cranologico e un'altra a gabinetto di microscopia). La presenza di questi laboratori dà la possibilità ai medici, che negli anni, sono "passati tra quelle mura", di realizzare ricerche originali di anatomia macro e microscopica del sistema nervoso, applicando i più recenti ritrovati della ricerca (metodi di Donaggio, Golgi, Ramon y Cajal, Giacomini) e di presentare i loro studi a congressi nazionali ed internazionali.

    I laboratori scientifici trovano il loro indispensabile supporto nei libri, dove  i medici possono approfondire le loro conoscenze, aggiornarsi, attingere i fondamenti dei loro studi e ricerche, le nuove terapie e i nuovi mezzi per modificare in meglio l'assistenza dei folli. E dal 1886 si adibisce un'apposita sala a Biblioteca:

    Nel 1904 riceve una ricca ed importante donazione dal" l'egregio avvocato signor Nicola Miraglia, figlio dell'illustre frenologo Biagio Miraglia, (che) ha testè donato alla biblioteca del nostro manicomio tutta la importante collezione di trattati di psichiatria e Scienze affini e le raccolte di giornali di malattie nervose e mentali possedute dal suo dotto genitore il quale ha tanto contribuito con l'elevato consiglio alla iniziale organizzazione di questo Asilo. Tale collezione composta di circa 300 volumi è stata collocata in apposito scaffale".

    Negli anni continua ad aggiornarsi con  riviste e libri nazionali ed internazionali di argomento neuropsichiatrico, sia clinico sia medico-legale.

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    Nella storia del V.E. II assumono anche grandissima importanza  le  riviste fondate dai vari direttori e che non rappresentano solo l'organo ufficiale del manicomio, ma un crogiuolo di scambi culturali nazionali ed internazionali, in quanto collaborano ad esse e vi pubblicano studiosi di fama internazionale. Esse sono:

  1. IL CONSORZIO - Gazzetta Medica. Fondata da Federico Ricco, trimestrale. Il primo numero è del 1883. Ha breve vita in quanto sostituita da

  2. IL MANICOMIO. Inizia la sua pubblicazione nel 1885 per iniziativa del prof. Venturi ed è diretta dallo stesso e dal prof. Ricco. Ha come  redattori tutti i medici dell'ospedale e come collaboratori importanti psichiatri italiani, quali Fazio, Lombroso, Miraglia, Tanzi, Tebaldi, Tonnini. Dalla prefazione di Silvio Venturi al primo numero: "...E noi abbiamo un obiettivo che non potrebbe esser argomento allo studio di tutti...Nelle Provincie Meridionali, tuttochè l'antico splendore del Manicomio di Aversa abbia mai sempre fatto tenere in onore lo studio delle malattie mentali e sollecitato il buon governo dei pazzi, questo e quegli, pur oggidì, per la generalità dei medici e dei governanti, sono ben al di sotto di quanto avrebbero bisogno, in paragone a quanto vien fatto in altri paesi d'Italia. L'istituzione dei manicomi pubblici di Napoli, di Catanzaro, di Nocera e l'insegnamento della psichiatria che s'imparte all'Università di Napoli, senza dubbio hanno favorito la considerazione per lo studio delle frenopatie e il miglior governo materiale dei pazzi. Non perciò possiamo dire che tutto sia finito e che le cose debbano restare come sono...la scienza ha detto poco della pazzia in questi paesi, in quanto abbisogna di conoscerne la speciale fisionomia in rapporto all'indole degli abitanti, ai costumi, al clima e sopra tutto alla razza...non però è da intendersi che il giornale abbia ad avere esclusivamente un colorito locale: al contrario, contando fra i suoi collaboratori anche alienisti di altra parte d'Italia, si occuperà di tutto il movimento scientifico che più strettamente si collega allo studio delle frenopatie. Avrà un indirizzo di pura osservazione clinica, specialmente, e antropologica. Il giornale uscirà tre volte l'anno. Avrà, ad ogni volta, una Rivista dei lavori originali dei giornali o nazionali o stranieri e cenni bibliografici originali dei lavori più interessanti e di quelli che ci verranno dati in dono, e che ne fossero trovati meritevoli." Cessa la pubblicazione nel novembre 1886 in seguito al licenziamento del Venturi, che ne rivendica anche un diritto di proprietà.

  3. CRONACA DEL MANICOMIO, fondata da Limoncelli nel 1888. Nasce come bollettino periodico che riporta le notizie sintetiche sulla vita del manicomio, sulle attività e la salute dei ricoverati. E' inviato in abbonamento ai sindaci dei comuni di provenienza dei folli per fornire loro notizie. Poiché non è ben accolto cessa la pubblicazione nel 1890.

  4. IL MANICOMIO MODERNO,  pubblicato dal Febbraio 1888 al Dicembre 1929, sostituisce il Manicomio quale organo ufficiale dell'ospedale.  E' diretto da Limoncelli dal Febbraio 1888 al Febbraio 1897; da Domenico Ventra dal febbraio 1897 all'agosto 1929 (epoca della sua morte), quando cessa la pubblicazione. "…ricomposta la redazione ed allargata il manicomio moderno riapparve ed in breve riconquistò la simpatia degli scienziati. Per dimostrare la verità delle mie affermazioni basterebbe il fatto che Charcot ci domandò il cambio col suo tanto autorevole giornale, che il Kovaleschy, prof. dell'Università di Katcow nell'impero russo e direttore del manicomio fece lo stesso; la biblioteca del Gesù e Maria ci chiese il nostro giornale e quella di Roma ne sollecitò l'invio" (Limoncelli, 1890). Collaborano sempre alla rivista importanti e famosi psichiatri italiani.

  5. BIBLIOTECA PSICOANALITICA INTERNAZIONALE. Fondata e diretta da Marco Levi Bianchini nel 1915 quale rappresentante dello "Internationaler Psychoanalytischer Verlag". Pubblica opere di psicoanalisi sia originali sia traduzioni e, per la prima volta in Italia, sono pubblicate le seguenti opere di Freud: Sulla psicoanalisi, Il sogno, Tre contributi alla teoria sessuale, Sogni e delirio nel "Gradiva" di Jensen tradotte dal Bianchini; e, sempre di Freud, l'Introduzione allo studio della psicoanalisi, tradotta da Weiss.

  6. ARCHIVIO GENERALE DI NEUROLOGIA, PSICHIATRIA E PSICOANALISI. Fondata da Marco Levi Bianchini nel 1920 e pubblicata  fino al 1938, quando viene ceduta a padre Agostino Gemelli. Gli obiettivi che si propongono i redattori sono"...che l'Archivio debba divenire ...l'organo più attivo, più imparziale, più solidale della neuropsichiatria italiana: portando fino alle più lontane regioni, ove si coltivi la scienza, i documenti del nostro lavoro e della nostra fede nel sapere". E' divisa in due metà: la prima fatta da comunicazioni originali; la seconda dalle bibliografie, recensioni di libri, opere, trattati, commentati nella maggior parte dei casi da Levi Bianchini. Questa rivista è l'unica italiana, all'epoca, che pubblica articoli di psicoanalisi, anche stranieri, diffondendo questa nuova scienza in modo continuo. E' l'organo ufficiale della Società di Psicoanalisi Italiana dal 1925 (epoca di fondazione della società ad opera di Levi Bianchini) al 1931. Un intero fascicolo del 1926 raccoglie scritti di studiosi internazionali in omaggio a Freud nel suo 70 compleanno. L'importanza della rivista anche a livello internazionale si può desumere dalle parole che un celebre neurologo tedesco rivolge al Bianchini:"...egregio collega il vostro giornale è bello e ben fatto. Noi non sapremmo fare di meglio, nel suo genere".

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    L'analisi di questi molteplici aspetti della vita del "Vittorio Emanuele II" ci danno l'idea di una vivacità , di un attivismo, della capacità di fondere l'aspetto assistenziale con quello scientifico, di come il manicomio, sia, al pari degli altri in quel periodo, una fucina di lavoro intellettuale, di interessi molteplici e riesca a godere anche di rinomanza nazionale ed internazionale. Ma a questi periodi così "esaltanti" si alternano periodi di un declino, anche importante, non solo scientifico ma persino nell'assistenza agli ammalati per cui, sotto la spinta di crescenti difficoltà, in rapporto anche ad eventi storici, aumentano di giorno in giorno le ristrettezze, le miserie, gli squallori. Uno di questi periodi, (che ciclicamente si sono ripetuti nella storia del V.E.II), risulta dalla relazione della Commissione Provinciale di vigilanza  del Marzo 1922: "il manicomio ... per anni parecchi visse vita florida e prosperosa, dando adeguata assistenza ai ricoverati secondo le norme migliori di tecnica manicomiale e contribuendo largamente al progresso della scienza psichiatrica ad opera specialmente di Venturi, Limoncelli, Ventra, Del Greco, Angiolella, Esposito. Con l'andare degli anni, ragioni di natura prevalentemente finanziaria cominciarono a far decadere l'istituzione, compromettendone le migliori conquiste del passato. Il decadimento, durante la guerra e dopo, per le più diverse vicende, andò sempre più intensificandosi e si acuì in modo impressionante da far credere che il manicomio di Nocera Inferiore fosse minacciato nella stessa sua esistenza. Di fronte a tanta minaccia il direttore medico ... si diè ad invocare provvidenze governative che potessero sottrarre il manicomio ad una sicura ed ingloriosa fine. In seguito a ciò intervenne il Ministero dell'Interno, che con Reale Decreto 11 Marzo 1920 affidò la gestione straordinaria ad un Reale Commissario". L'ospedale, però, riesce a superare tali momenti critici e (sempre dalla relazione suddetta) "...dal 1°settembre 1920 la commissione fu conferita all'on. prof. Michele Pietravalle, igienista ... fu codesta una vera fortuna per la cadente istituzione che ha potuto sotto la sua guida ...  ritornare in breve tempo su quella via del progresso, da cui negli ultimi anni, per un insieme di sfavorevoli circostanze, si era distolta ... sotto questa gestione si realizza la sistemazione, oltre ai padiglioni dei ricoverati, degli uffici della direzione medica, della biblioteca e del museo antropologico e dell'allestimento di adatti locali per i laboratori scientifici ... attivazione di laboratori ed officine: la lavanderia, la sartoria, la calzoleria, l'ufficio rattoppo, la matasseria ordinati e mantenuti dagli infermi. Anche nella tipografia vi sono infermi, scuola di musica; in programma una vasta colonia agricola ed altre officine industriali".

    Nel 1924 si modifica anche la gestione dell'ospedale per cui, facendo seguito a varie  riunioni, iniziate nel 1920, fra i presidenti delle varie Deputazioni Provinciali e i rappresentanti della concessione Ricco, viene firmato l'accordo tra le parti che comporta il passaggio del manicomio alla diretta dipendenza delle Province (non sono più comprese quelle di Bari ed Avellino). Per problemi legali solo dal 1928 le province di Campobasso, Cosenza, Foggia e Salerno possono assumere l'amministrazione diretta del manicomio.

    La "ripresa" suddetta resta ancora per anni e durante la direzione del Bianchini (dal 1931 al 1938) il manicomio riacquista, il suo "antico splendore" scientifico-culturale. L'istituto amplia i propri orizzonti verso gli aspetti innovativi che in quel periodo sono raggiunti dalla scienza neuropsichiatrica: dalle idee di Kraepelin, a quelle di Freud, sino all'uso di tutte le nuove pratiche terapeutiche finalizzate al miglioramento della vita degli ammalati.

    La storia successiva del V.E.II segue quella degli altri grossi Ospedali Psichiatrici, in cui prevalgono i problemi pratici ed organizzativi legati al sovraffollamento, alle precarie condizioni igieniche, all'impossibilità di poter assistere realmente tutti i pazienti, e ai nuovi movimenti culturali e scientifici che si vanno affermando nel mondo e che determinano un cambiamento radicale nella concezione della malattia mentale. Una svolta importante è data dall' introduzione, dagli anni 50, degli psicofarmaci che modificano sostanzialmente la fisionomia degli Ospedali Psichiatrici, riducendo le fasi acute della follia per cui si riducono i tempi di ricovero e i malati sono più facilmente "gestibili" anche al di fuori della struttura. Accanto a questa importantissima rivoluzione biologica, si afferma, dagli anni 60, in modo decisivo la psicoanalisi, che esercita un'influenza importante sul pensiero e sull'atteggiamento del medico nei confronti dell'ammalato; in un periodo di poco successivo sono, da un numero sempre crescente di psichiatri, decisamente valorizzati gli aspetti sociologici, e viene posto l' accento sull'importanza dei fattori esterni, ambientali, familiari, lavorativi, delle relazioni interpersonali nel determinismo del disturbo mentale. Il soggetto ammalato non viene più considerato come singolo elemento in rapporto al solo momento del ricovero ospedaliero, ma come soggetto in relazione alla società, ed è ritenuto importante  intervenire laddove può insorgere il disturbo psichico, cioè nell' ambiente familiare, scolastico, lavorativo.

    Sotto la spinta di questo movimento scientifico-culturale si  modificano gli aspetti legislativi relativi alla malattia mentale e si giunge alla legge 180 del 1978. 

    Questa supera, anzi travolge la legge del 1904 e il regolamento del 1909. Infatti in   base alla legge del 1904 un paziente era ricoverato in Ospedale Psichiatrico, quando era pericoloso a sé e agli altri o di pubblico scandalo. Il ricovero avveniva per intervento della magistratura (se in via normale), o dell'autorità di pubblica sicurezza (se in via d'urgenza), mediante l'emissione di un  certificato, che obbligava ad un periodo di degenza di 15 giorni rinnovabili fino ad un mese; dopo di ché poteva intervenire la dimissione o il ricovero definitivo. Il ricovero comportava la perdita dei diritti civili. Alla dimissione il giudice doveva deliberare sul ritorno del malato alla pienezza dei diritti civili e la procedura per il ripristino degli stessi; se il ricovero da provvisorio era stato trasformato in definitivo, era sancito da un decreto del presidente del tribunale: le pratiche relative duravano molti anni. Per tali motivi i pazienti erano trattenuti nei manicomi in attesa del "licenziamento definitivo". Successivamente con il decreto del 1966 si aboliva l'annotazione dell'avvenuto ricovero sul certificato penale dei pazienti;  con la legge 431 del 1968 era permesso il ricovero volontario in O.P. Questa legge stabiliva anche che gli O.P. non potessero avere più di 625 letti.

 In sintesi, la legge 180 :

  • abroga la legge 1904-1909

  • inserisce il malato di mente e l'operatore psichiatrico nel contesto della medicina generale

  • prevede trattamenti sanitari volontari in unità sia extraospedaliere sia negli ospedali

  • fissa le regole per il ricovero obbligatorio (TSO)

  • istituisce i servizi psichiatrici di diagnosi e cura negli ospedali

  • riconosce il territorio come sede principale dell'intervento terapeutico e riabilitativo del malato mentale

  • sancisce la chiusura degli Ospedali Psichiatrici.

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MEDICI IMPORTANTI DEL VITTORIO EMANUELE II

 

SILVIO VENTURI  (1851-1900)

    Nato a Monteforte Veneto, si laurea a Padova nel 1875 e apprende la scienza psichiatrica a Reggio Emilia, "vivaio di una generazione di studiosi" tra cui il Livi, il Tamburini, il Morselli. Libero docente in psichiatria, dapprima dirige il manicomio di Girifalco (Calabria), poi viene a Nocera come medico-capo del V.E.II il 1° gennaio del 1884. Ma il 26 novembre 1886 è allontanato dal Ricco, che pur lo aveva voluto alla direzione del manicomio, per incompatibilità di vedute sull'organizzazione: ha chiesto abiti invernali per i malati e il blocco delle ammissioni per evitare che "…si affollassero ulteriormente reparti già deficienti di aria respirabile o che fossero ammonticchiati come cani nei corridoi" e "...tacere sarebbe stato da parte sua cosa indegna di uomo e di medico" (Venturi) .

    Eppure nonostante il breve periodo di permanenza, il Venturi lascia una traccia indelebile in tutta l'organizzazione dell'ospedale "...nel manicomio di Nocera resta il solido  ordinamento dato da lui al servizio sanitario, disciplinare ed in parte anche a quello economico durante i tre anni nei quali tenne il posto di medico-Capo. L'organizzazione di questi servizi, che è la parte senza dubbio più lodevole e meglio riuscita nella complessa funzione dell'Asilo, ha dato sempre ottimi risultati pratici, ed ha ottenuto lodi lusinghiere, a volta a volta, da competenti alienisti e da commissioni tecniche". Fondamentale è anche la forte impronta culturale che imprime: "...si deve alla sua iniziativa , assecondata dal Ricco, se il manicomio possiede mezzi di studio, e laboratori scientifici, ove lo studioso non manca del necessario pel lavoro sperimentale e per la ricerca istologica, batteriologica e microchimica, se si ha una tipografia propria. Se infine abbiamo l'inestimabile vantaggio del nostro periodico".  (Domenico Ventra, 1900).

    La sua importanza, oltre a queste notevoli capacità organizzative, al culto della scienza, alla cultura, alla capacità di trasmettere il suo entusiasmo e di raccogliere attorno a sé giovani medici verso i quali è prodigo di consigli, di preziosi ammaestramenti, di appoggio, risiede anche nei suoi specifici studi. Il suo merito maggiore è quello di aver intuito l'importanza  della sociologia nella psichiatria   impegnandosi, con tutte le geniali risorse del suo ingegno, per diffondere ed indagare  i solidi rapporti fra scienze psichiatriche e sociali. Partendo dai concetti basilari della sua teoria, (integrazione della psichiatria con la sociologia; integrazione della storia dell'individuo con quella della società in cui egli vive, agisce e reagisce), elabora una nuova classificazione delle psicopatie intese come malattie che alterano e diminuiscono le capacità e il valore sociali dell'individuo.

    Sono, queste, idee certamente  rivoluzionarie all'epoca, contrarie all'indirizzo "vieto e arido " della psichiatria "comune", che la " relegava negli stretti cancelli del nosografismo, ed escludeva per tal modo dallo studio della pazzia la giusta valutazione biologica dei fattori sociali".  Le idee del Venturi  contengono anche,  aspetti, che saranno   ripresi dopo alcuni decenni. Tamburini nel 1900 sulla Rivista di Freniatria così lo ricorda ”…uno degli ingegni più acuti ed originali della moderna psichiatria italiana"; Tanzi nel 1892 nella stessa rivista,  recensendo la sua opera ”Le degenerazioni psicosessuali  dice ”… questo libro è una riprova del ricco e fervido ingegno del Venturi, che riesce in ogni argomento a porre una nota personale, acuta e caratteristica, la quale se non risulta sempre chiara ed accettabile, suscita, però, sempre quella simpatia ed ammirazione che inspirano gli ingegni brillanti e geniali".

    Accanto a queste riconosciute benemerenze scientifiche, bisogna anche sottolineare i riconosciuti aspetti umani: "...supremo obbiettivo del suo apostolato fu il benessere e la vigile tutela dei ricoverati affidati alle sue cure...Nel Venturi si sono sempre associati lo spirito di carità ed affetto pei poveri folli al culto della scienza".

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FEDERICO RICCO (1838 -1887) nato ad Ottati, provincia di Salerno.

    Direttore dell'Ospedale della pace a Napoli, libero docente in Clinica Medica. Si interessa successivamente di psichiatria e visita diversi ospedali psichiatrici francesi, tra cui la Salpêtrière, riunendo in una monografia le sue osservazioni. Grazie alla sua ininterrotta opera  fonda il Manicomio di Nocera, di cui è concessionario, amministratore e primo direttore. E' nominato cittadino onorario di Nocera, socio corrispondente dell'Accademia medico-chirurgica di Bologna; gli viene conferita la Commenda della Corona d'Italia dal ministero di pubblica istruzione.

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GIOVANNANGELO LIMONCELLI  (1822-1897) nato a Macchia Valfortore.

    Laureatosi in medicina, si specializza in studi psichiatrici, conseguendo la libera docenza in psichiatria; insegna fisiologia cerebrale e pubblica il trattato "Dizionario terapeutico e farmaceutico", unico nel suo genere all'epoca. E' direttore del manicomio di Fleurent. Viene a Nocera nel 1883, chiamato dal prof. Ricco come consulente e lo sostituisce come direttore alla sua morte. Nel 1888 fonda la "Cronaca del manicomio" periodico a stampa e nel 1887 riprende la pubblicazione de " Il Manicomio". Il Limoncelli cura nella rivista la parte di Cronaca, in cui è riportata, semestralmente, la "storia" dell'ospedale con un'accurata e dettagliata descrizione degli eventi, anche minimi; anche la statistica del movimento degli ammalati viene accuratamente analizzata sotto vari aspetti.

"Parere freniatrico sul defunto senatore Antonio Ranieri". Manicomio Moderno, anno VI, 1890, pag. 193. Analizzando gli scritti e il testamento del defunto, esprime il suo parere freniatrico,  sul  sen. Antonio Ranieri (colui che ha assistito Leopardi) con la collaborazione anche di altri studiosi, quali Lombroso, Tamburini, Bianchi. Questo lavoro assume interesse, oltre che per la perizia psichiatrica molto accurata, anche  in quanto avviene su atti e opere di un uomo defunto differenziandosi, quindi, dalle consuete perizie dove, per comune usanza, i periti osservano l'individuo.  

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DOMENICO VENTRA (1857-1929), nato a Sinopoli (Reggio Calabria),

    Avviato agli studi di medicina dallo zio paterno, dottor Carmelo, si laurea a Napoli , dove resta come discepolo dei proff. Fazio e Borrelli perfezionandosi nella Clinica Generale; rivolge, poi, i suoi interessi verso gli studi psichiatrici, che allora muovevano i primi passi, e diventa allievo di Bianchi e Buonomo. Il 6 marzo 1883 è assunto a Materdomini; l'anno successivo è chiamato dal Venturi alla sede centrale. E' direttore del manicomio dal 9 febbraio 1897  al 30 agosto 1929, giorno della sua morte (per 32 anni); nel contempo dirige la rivista "Il manicomio Moderno", che cessa la pubblicazione alla sua morte. Libero docente in Psichiatria nel 1900; riceve una medaglia di bronzo dal Ministero degli Interni per l'attività in favore dei terremotati della Marsica. Fonda, a Nocera Inferiore, nel 1909 insieme al dottor  Raffaele Canger la Casa di Cura privata "Villa Chiarugi".

    I suoi interessi scientifici spaziano dalla sperimentazione di nuove terapie nella follia a studi fisiopatologici e neurologici (epilessie jacksoniane, corea) con approfonditi studi di anatomia patologica. Partecipa con suoi lavori a vari congressi della Società Freniatrica Italiana, intervenendo attivamente alle vivaci discussioni che caratterizzavano questi congressi. Alla sua morte il prof. Fragnito così si esprime : "la psichiatria italiana deve riconoscergli di aver mantenuto vivo, tra difficoltà amministrative  tecniche insormontabili ad altre tempre, il sacro fuoco della cultura scientifica educando discepoli che gli han fatto onore e ne perpetueranno la memoria". Infatti dei medici del manicomio, suoi discepoli, dieci divennero liberi docenti e nove direttori di altri manicomi.  

Lavori di Domenico Ventra

  • Sulla fisiopatologia dei lobi frontali (Il manicomio moderno, 1899,fascic. 3, pag. 49 con tavola pag.399

  • La corea ed il suo trattamento con il curaro - Il manicomio moderno, anno 1, 1885, pag. 225

  • L'esalgina nelle malattie nervose e nelle psicopatie  - Il manicomio moderno, anno VIII,1892, pag.56

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    Un medico importante, che diviene direttore dei manicomi di Como e de L'Aquila, è il dottor FRANCESCO DEL GRECO che nella sua ricca produzione scientifica si interessa di studi forensi, di igiene mentale, e di nosografia. Partecipa attivamente al dibattito culturale per l'introduzione delle nuove idee di Kraepelin in Italia.

Lavori di Francesco Del Greco

  • Sintesi clinica di E. Kraepelin  - Il manicomio moderno, anno XXIII, 1907, pag. 351

  • Sulla evoluzione del delirio paranoico - Il manicomio moderno, anno X, 1894, pag. 239

  • Sull'unità fondamentale dei processi psicopatici  - Il manicomio moderno, fasc. n.1,1902, pag. 49

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MARCO LEVI BIANCHINI (1875 - 1961), nato a Rovigo. 

    Ha partecipato a tutti i grandi movimenti culturali e scientifici che hanno caratterizzato lo sviluppo della Psichiatria fra la fine dell'ottocento e l'inizio del novecento. La sua intensa attività professionale, vissuta in gran parte a Nocera Inferiore, dove ha percorso tutta la carriera medica da Assistente a Direttore, ha contribuito all'importanza nazionale ed internazionale del Vittorio Emanuele II. Il suo studio della letteratura internazionale, il contatto con i grandi innovatori hanno fatto  vivere a Nocera il percorso scientifico della psichiatria del novecento. L'attività clinico-scientifica del Bianchini è inserita nei due più importanti filoni che hanno caratterizzato l'orizzonte psichiatrico all'inizio del ventesimo secolo: la clinica psichiatrica e la psicoanalisi. Riguardo a quest'ultima, Bianchini è stato uno dei primi studiosi in Italia della nuova scienza e colui che l'ha diffusa.

    Infatti la Psicoanalisi non ha all'inizio in Italia una larga diffusione e comprensione, basti pensare che Tanzi e Lugaro nella seconda edizione del loro trattato sulle malattie mentali (1914-1916) negano ogni valore alla nuova scienza. Il merito maggiore della "divulgazione" spetta a Marco Levi Bianchini, formidabile lettore e traduttore delle opere di Freud. Già nel 1909 conosce perfettamente i concetti freudiani sull'isteria. I primi articoli di divulgazione del pensiero del Maestro appaiono già sul "Il manicomio"(prima rivista dell'Ospedale Psichiatrico di Nocera Inferiore); Bianchini traduce anche le due prime lezioni (delle cinque) che Freud aveva tenuto all'Universita' di Worchester nel 1909. Nel 1913 Bianchini scrive un  volume dal titolo"Psicoanalisi ed Isterismo". Fonda nel 1915 la Biblioteca Psicoanalitica Italiana; traduce e stampa a Nocera poi, come opere della collana della biblioteca Psichiatrica internazionale, Tre contributi alla teoria sessuale. Nell'introduzione a quest'opera il Bianchini invita gli studiosi a leggere le altre opere psicoanalitiche da lui  tradotte: "…Chi vuol comprendere a fondo il contenuto di questo libricino, densissimo di idee per quanto esile di mole, non deve naturalmente essere digiuno di Psicoanalisi. Deve anzi possedere una conoscenza, almeno elementare, dell'altra parte dottrinale della psicoanalisi: quella che più particolarmente tratta e discute il meccanismo sostanziale della dinamica affettiva. Io rimando per ciò il lettore ad altre monografie di Freud già pubblicate in questa mia Biblioteca: alle cinque lezioni sulla psicoanalisi (n.1), al sogno (n.2),ed al Mito di Rank (n.4): ma soprattutto alle classiche "lezion Vorlensungen zur Einfuhrung in die Psicoanalyse" che, già tradotte in Italiano per merito di un nostro distinto Psicoanalista, il Dr E. Weiss di Trieste, vedranno tra breve la luce nel corso di quest'anno”. (Nocera Inferiore, Luglio 1921).

    Bianchini conosce personalmente Freud a Vienna nel 1915,ne nasce una profonda amicizia che si concretizza in una lunga corrispondenza, durata fino alla morte del maestro avvenuta a Londra nel 1939. Quando informa Freud di aver fondato La Societa Psicoanalitica Italiana (nel 1925 a Teramo con la partecipazione anche di Medici di Nocera, quale il dottor Raffaele Vitolo), Freud soddisfatto gli chiede di far parte dell'ASSOCIAZIONE INTERNAZIONALE PSICOANALITICA.     Freud apprezza la fede e la propaganda psicoanalitica del “Gran Traduttore" così come ama definire il Bianchini. Come riconosce lo stesso Weiss "...il prof Levi Bianchini, fiducioso nella sua intuizione scientifica, accettò, primo in Italia, la psicoanalisi nel 1913 come scienza seria ed importante". Giuste e meritate appaiono le parole di Freud che, nella prefazione all’opera sulla psicoanalisi tradotta dal Bianchini, che raccoglie le cinque conferenze sulla psicoanalisi del maestro scrive "...da molti anni conosco il Bel paese dell’Italia, ogni anno sento il bisogno di soggiornarvi per ritemprare le mie forze a nuovi lavori: oggi grazie alle fatiche del traduttore, acquisto diritto di cittadinanza anche presso la letteratura scientifica. La distinta intelligenza del Prof. Marco Levi Bianchini dà garanzie per la scrupolosa fedeltà della versione ed è fortuna che non capita a tutti gli autori".

    Non solo praticamente ma anche teoricamente Bianchini cerca di dare il suo contributo alla psicoanalisi, allargando la sua utilizzazione anche con i pazienti schizofrenici, anticipando così alcune future applicazioni. Infatti nel suo lavoro "Negativismo Mnesico e Negativismo Fasico. Contributo allo studio psicoanalitico della «conversione» nelle demenze endogene (primitive)", utilizzando osservazioni su pazienti schizofrenici ricoverati a Nocera, cerca di spiegare, con il meccanismo della conversione, alcuni aspetti della sintomatologia psicotica  ampliando gli stessi interessi di Freud che, nel corso della sua immensa produzione, ha dato poco spazio al problema dei pazienti schizofrenici. Cosciente delle difficoltà di tale sforzo così si esprime: "…io non mi nascondo la diffidenza con cui potrà venire accettato questo mio modesto saggio di indagine  psicoanalitica parziale vertente sul negativismo schizofrenico: diffidenza che soprattutto in Italia ha accolto sia la psicoanalisi sia i primi tentativi da me fatti nel 1913 e nel 1915 e tuttora perseguiti per diffonderla fra di noi. E' però soprattutto che io faccia rilevare che l'attuale studio ... rappresenta solo un piccolo parziale dettaglio di psicoanalisi. E che io ... sono ancora ben lontano dall'aver eseguito su di essi una psicoanalisi integrale ... per la ricerca sistematica dei quali io non mi sento ancora sufficientemente preparato ... E’ lecito però che io ricordi che ogni studioso deve possedere in se stesso un tale sentimento di indipendente imparzialità, che gli permetta di occuparsi di dottrine, anche le più contrarie alla corrente del pensiero dominante con obiettivo interesse e con spassionato traguardo…

    In tale ottica  pubblica nel 1930 "Il narcisismo catatonico nella schizofrenia e la sua estrema espressione: la posizione embrionale (saggio d'interpretazione psicoanalitica della catatonia schizofrenica)". In questo lavoro elabora un'interpretazione psicoanalitica della catatonia, intendendo questa come l'estremo grado del narcisismo, anticipando così le future intuizioni del pensiero psicoanalitico post-freudiano.

    Gli interessi verso la psicoanalisi di Bianchini, attraverso  lavori e traduzioni non sono solo teorici, ma anche operativi. Da Nocera possiamo dire che parte una vera e propria crociata tesa alla diffusione di questa scienza con ripetuti viaggi, scambi epistolari e partecipazione a congressi nazionali ed internazionali. Infatti all’VII Congresso internazionale di psicoanalisi, tenuto a Berlino dal 25 al 27 Settembre 1922, Bianchini presenta la comunicazione "La Dinamica dei psichismi secondo la psicoanalisi e lo stato attuale di questa scienza in Italia".

    In questa occasione si dimostra anche critico verso il pensiero freudiano: "...noi stessi convinti ma non ciechi seguaci e propugnatori della psicoanalisi in Italia, in un’ epoca in cui questa scienza si incominciava a conoscere presso i nostri ambienti scientifici, ci siamo opposti a proposito dell'isteria alla dottrina pansessualistica di essa e non abbiamo ammesso come ancora non ammettiamo, che la malattia sia tutta nella sfera psicogenitale". Conclude rilanciando il faticoso lavoro partito anche da Nocera con la sua rivista "...non ne facciamo doglianza ed affrettiamo il cammino a lenti passi sulla base delle nostre modeste ma tenaci iniziative. Basta a noi per ora aver proposti allo studio, mercè la «Biblioteca Psicoanalitica Italiana» e questo nostro «Archivio  Generale di Neurologia, Psichiatria, Psicoanalisi» i fondamenti della Psicoanalisi ed averli offerti, per feconda maturazione agli studiosi ... per parlare di psicoanalisi, il miglior partito non è quello di meditare su gli scritti di Freud e di polemizzare con i fanatici e con gli increduli, ma è l'altro di far cioè delle psicoanalisi sui propri malati ... parole di gran peso, che i piccoli comprenderanno facilmente. E' necessario che le comprendano anche i grandi".

    Bianchini riesce a conciliare sempre questi suoi interessi con quelle di clinico la cui attività si svolge principalmente a Nocera. Infatti quando è nominato nel 1930 Direttore del V.E.II, così scrive: ”… Ritorno al mio grande e non sempre fortunato istituto, con l'animo pieno di riconoscenza ... e con il fermo proposito di condurre le sorti dell'Istituto stesso ... a più alti e fortunati destini ... fede e volontà non mi sono mancate nè mai mi mancheranno..."

    Levi Bianchini continua con lo stesso entusiasmo anche quando tristi vicende lo colpiscono. Infatti è costretto a dimettersi, per le leggi fasciste, dal suo incarico di direttore del manicomio e da ogni altro incarico pubblico. "Il 29 Novembre 1938, il Consiglio di Amministrazione del V.E.II visto il R.D.L. 17 novembre corrente 1728, sulla difesa della razza italiana, pubblicato ...atteso che l'articolo 20 di detto decreto fa obbligo alle amministrazioni degli enti locali di dispensare dal servizio i propri dipendenti che appartengono alla razza ebraica entro il termine di tre mesi dall'andata in vigore del decreto stesso e cioè entro il 4 Marzo 1939 ... atteso che tra il personale addetto a questo Ospedale trovasi nelle condizioni volute per la dispensa il direttore prof. Marco Levi Bianchini, delibera dispensarsi dal sevizio di direzione di quest'ospedale psichiatrico il prof Marco Levi Bianchini con effetto 4 Marzo 1939”.

    Il 8-2-1944 l'"Allied Military Government Salerno e Province" ordina che "...in omaggio ai principi di giustizia il prof. Marco Levi Bianchini viene reintegrato nelle sue funzioni di Direttore dell'Ospedale suddetto." .

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Esempi di lavori di neuroanatomia, macro e microscopica,
nati nei laboratori del V.E.II

Lavori di Gaetano Angiolella

  • Sulle alterazioni dei gangli del simpatico  - il manicomio moderno, anno X,1894, pag. 59. Lavoro presentato all'VIII Congresso della Società  Freniatrica Italiana

  • Sulle alterazioni delle cellule nervose negli stati di eccitamento e depressione - Il manicomio moderno, n.1 del 1900, pag.3

  • Sull'azione fisiologica del timo e della tiroidina - Il manicomio moderno, n. 1 e 2, 1899, pag. 160 e tavola pag. 204, in collaborazione con il dottor Domenico Ventra

  • Note e appunti sulla anatomia patologica in alienati - Il manicomio moderno, fasc. n.1, 1902, pag.3

Lavori di Giovanni Esposito

  • Citofagia e citolisi nel tessuto nervoso  - Il manicomio moderno, anno XXIII, 1907, pag.230

  • La Neurofagia - Il manicomio moderno, 1903, fascic.n. 2, pag.191 e figure pag. 304 e 305 )

Lavori di Gerardo Ansalone

  • Di alcune anomalie di sviluppo delle fibre nervose centrali - Il manicomio moderno, anno XXIII, 1907, pag. 47 e tavole pag. 146 e 147

  • Il nucleo motore del V nel mesencefalo - Il manicomio moderno, vol. XXIII, 1907, pag. 405 con tavola ultima pagina del volume con spiegazioni

  • Contributo alla istologia patologica delle forme atipiche di demenza senile (il manicomio moderno, anno 28-29, 1913-14, pag. 185 con tavole a pag.203)

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