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N E W S C O N T A T T I R I C E R C A L I N K S F O R U M

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L’incontro della psicoanalisi
con la psichiatria italiana
agli inizi del secolo

Andrea Gaddini
Giuseppe Riefolo

  1. Introduzione

In queste brevi note si cercherà di documentare il difficile percorso di acquisizione delle tesi psicoanalitiche da parte della cultura medica e particolarmente psichiatrica dei primi anni del secolo. Come traccia seguiremo l’attenzione dedicata ai testi di psicoanalisi, e particolarmente ai testi freudiani, in alcune importanti riviste, esemplari nella loro funzione di rappresentare la psichiatria accademica agli inizi del novecento.

La tesi che cerchiamo di documentare potrebbe, a ragione, apparire ovvia, ovvero che si voglia documentare un percorso che le stesse tesi psicoanalitiche, a priori, possono intuire e preannunciare, ovvero una resistenza alla psicoanalisi fino al compiersi della sedimentazione delle differenze. Del resto, è nella natura stessa della psicoanalisi attivare acute resistenze e comportamenti reattivi (Freud 1913; 1914; 1915-17; 1924). Tuttavia, dall’analisi longitudinale di alcune importanti riviste di psichiatria può essere interessante seguire come queste "resistenze" si declinino e quali canali culturali percorrano.

Un elemento che emerge è l’importanza del contesto generale storico che determina, molto più di quanto si sia potuto considerare finora, il lento procedere di una scienza sentita prima di tutto "austriaca" e poi "ebrea" all’interno della cultura italiana che agli inizi del secolo era alla esasperata ricerca di modelli culturali e scientifici autoctoni. Basti per questo considerare come i maggiori riconoscimenti "ufficiali" a Freud avvengano solo indirettamente, attraverso personaggi "nostrani" che ne figurano come traduttori: la prima recensione da parte della Rivista Sperimentale di Freniatria che concerne la psicoanalisi è nel 1915, in occasione della traduzione italiana delle "Conferenze" a cura di Levi-Bianchini (Tamburini, 1915) e poi nel ’31 attraverso un’ampia recensione a "Elementi di psicoanalisi" di Weiss (Bertel, 1931). Anche la Rivista di Patologia Nervosa e Mentale propone come prima recensione a Freud la stessa traduzione di Levi-Bianchini alle Conferenze (Zalla, 1915); una seconda recensione è, sempre a cura dello stesso redattore, ad una traduzione di E. Weiss dell’Introduzione allo studio della psicoanalisi (Zalla, 1922).

Si può intuire che il destino della psicoanalisi risultava, così, legato alla credibilità culturale dei personaggi che ne hanno diffuso le tesi in Italia, prima ancora che ad un appropriato dibattito e confronto scientifico sui contenuti.

Il periodico che più analizzeremo sarà la Rivista Sperimentale di Freniatria (RSF) la quale, fondata da Carlo Livi a Reggio Emilia nel 1875, per lunghi anni può essere considerata l’organo "ufficiale" della psichiatria accademica ed asilare italiana. Prenderemo inoltre in considerazione la Rivista di Patologia Nervosa e Mentale (RPNM) fondata da Eugenio Tanzi a Firenze, la quale assume sin dai primi numeri, 1896, un indirizzo più decisamente "organicistico" rispetto alle caratteristiche più "alienistiche" della RSF.

  1. Fino al ventennio. Timidi contatti.

Il clima culturale ai primi del secolo, in ambito psichiatrico, si addensa di nuovi fermenti sostenuti soprattutto dall’incalzare delle tesi "psicologiche" che, soprattutto nell’accezione della psicologia sperimentale tedesca, sembrano promettere nuovi indirizzi e soluzioni alla asfittica psichiatria asilare che, dopo la sua fondazione clinica nella seconda metà dell’ottocento, già verificava la decisa evoluzione essenzialmente segregazionista dei manicomi. Questo clima trova riscontro nella abbondante attività di "recensori" di due eminenti figure che nella RSF sostengono l’indirizzo psicologico, ovvero Sante De Sanctis e Giulio Cesare Ferrari. Lo stesso Ferrari - allievo di Benedikt e Binet, direttore a Bologna dove fu professore di "Psicologia sperimentale" - fonda nel 1905 la Rivista di Psicologia applicata alla Pedagogia che, dal 1912 diviene Rivista di Psicologia.

Tale clima di larga ricettività culturale del primo decennio per i temi di "psicologia", può mostrare dunque le sue acute contraddizioni e, nelle pieghe, possono insinuarsi segnali più precisi di "curiosità" per il nascente fenomeno della psicoanalisi. Nel 1906 Arrigo Tamburini recensisce il libro di Foucault "Le Réve". Di quest’opera Tamburini è particolarmente attento alle ipotesi psicofisiologiche; non vi è alcun accenno a Freud. Le opere di riferimento sono quelle di Myers, De Sanctis e Janet e, persino le tesi spiritiste di Flournoy. Nonostante siano passati ben 6 anni dalla pubblicazione dell’ Interpretazione dei sogni, sia Foucault che Tamburini sono assolutamente lontani, sul piano culturale, dal poter prendere in considerazione il sogno dal punto di vista psicologico introspettivo. Alla "Psiciologia Introspettiva" era dedicata la seconda sezione del V Congresso Int. di Psicologia tenutosi a Roma nell’aprile del 1904 e nel quale è completamente assente ogni riferimento o citazione ad autori della Psicoanalisi.

A differenza di quanto accadeva in Francia per la Revue Neurologique, in Italia bisogna attendere molti anni per registrare nella RSF, un minimo accenno alla Psicoanalisi. Nel 1907 Giulio Cesare Ferrari, commentando il congresso di "Neurologia, Psichiatria e Psicologia" tenutosi ad Amsterdam nel settembre dello stesso anno, fa un formale ed indiretto accenno a Freud, pur non avendo ciò il senso di un riconoscimento della psicoanalisi. L’accenno è nella sintesi che Ferrari propone della sessione intitolata: "Concetto moderno di Isterismo" a cui prende parte Jung con Janet, Sollier e Orkanski.

L’importanza di questo primo formale accenno alla psicoanalisi è ulteriormente sostenuta da altre, parallele, coincidenze che segnalano il timido affacciarsi delle tesi psicoanalitiche alla considerazione della psichiatria ufficiale. Nello stesso anno, infatti, Gustavo Modena - figura singolare e particolarmente contraddittoria rispetto al percorso della psicoanalisi in Italia - riporta positivamente, in un articolo comparso sul Giornale di Psichiatria Clinica, l’interesse colto a Monaco per le nuove tesi psicoanalitiche in occasione di un suo corso di perfezionamento presso la clinica Psichiatrica di Kraepelin dove aveva conosciuto E. Jones e con il quale rimane in contatto per diversi anni (Modena, 1907).

Dello stesso tenore è, nella RSF, un singolare annuncio della fondazione, a Firenze nel 1911, della rivista "Psiche" che promette di dedicare : "... ogni numero esclusivamente o prevalentemente ad un solo tema: Psicologia e Filosofia, patologica e comparata; infantile e pedagogia; Psicologia supernormale, Psicoanalisi e subcosciente". Ne è designato direttore Enrico Morselli di Genova, personaggio particolarmente importante nella Società Italiana di Freniatria. Il protagonista, comunque, di questa operazione editoriale è certamente Roberto Assagioli, figura eclettica, collaboratore a Firenze del Leonardo e de La voce, fondatore della "Psicosintesi", il quale molto presto mostrerà particolare interesse per la Psicoanalisi. La rivista avrà vita brevissima, ma è importante, nella nostra linea di ricerca, che proprio il primo numero di Psiche sia dedicato alla Psicoanalisi. Così lo recensisce Levi – Bianchini sulle pagine del suo Archivio "Vi si trova ... un articolo di sul subcosciente, ov’è frettolosamente riassunto il nucleo delle principali opere di Freud... un articolo critico di Morselli sul metodo delle associazioni in Psicoanalisi, dal quale sembrerebbe che il maestro genovese conferisca alle associazioni in psicoanalisi un’importanza maggiore di quella data dai suoi cultori stessi; la traduzione di un breve scritto originale di Freud ed un saggio bibliografico di Assagioli sui principali lavori psicoanalitici in lingua straniera" (Levi-Bianchini, Arch. Gen. Neur. Psich. Psicanal.,1922).

Fino a tutto il primo decennio la Psicoanalisi è "ufficialmente" inesistente nella RSF come anche nella RPNM: in modo episodico si colgono fugaci accenni in alcune recensioni. Nel 1909, sulla RPNM, si legge una recensione a Jung: Die Freudsche Hysterietheorie. L’autore, Ottorino Rossi - allievo di Tanzi a Firenze e poi professore alla Clinica di Pavia - tiene a sottolineare il debito di Freud verso Janet e Binswanger e, con toni pacati sembra limitarsi ad una rispettosa distanza dalla psicoanalisi che riconosce essere scienza difficile e faticosa. Più oltre si legge una nota ad un’opera di W. Strohmayer sul "rapporto fra neurosi e sessualità". Tale recensione è indicativa in quanto è proposta da Mario Zalla, anch’egli della scuola fiorentina (in seguito sostituirà lo stesso Tanzi alla cattedra di Firenze e dal ’34 sarà direttore della RPNM), il quale, occupandosi molto spesso sulle pagine della RPNM di temi psicoanalitici, in questa occasione assume toni sostanzialmente pacati, mentre in seguito si presenterà scettico ed aggressivo verso la psicoanalisi.

L’anno successivo, un altro allievo di Tanzi, Gino Simonelli, recensisce un articolo di Fanny Chalewsky su un caso di tosse isterica "trattata con la psicoanalisi": il recensore sembra accogliere le tesi di una etiologia traumatica, ma evita accuratamente ogni riferimento a fantasie o simbologie sessuali. Il caso, quindi si riduce a "...un sintomo di psicosi isterica, che fu efficacemente trattata con la cura suggestiva" (Simonelli, 1910).

In occasione del III Congresso della Società Italiana di Neurologia, a Roma nell’ottobre del 1911, intorno ad una relazione di Morselli "Sulla natura dell’isterismo", si apre un ampio dibattito - sostenuto, questa volta, dalle figure più eminenti dell’accademia italiana - che inevitabilmente tocca l’ambito della psicoanalisi. La relazione di Morselli si tiene distante dalla psicoanalisi, mentre risulta più esplicito l’intervento di Leonardo Bianchi nell’illustrare il crescente disagio della psichiatria ufficiale verso le tesi psicoanalitiche: "La teoria sessuale di Freud è troppo unilaterale; Freud e i suoi allievi, colla psico-analisi creano il complesso sessuale nei loro malati..." (RPNM, 1911). Due anni dopo, la recensione da parte di Ernesto Lugaro ad un’opera di E. Hitschmann sulle teorie freudiane riguardo alle nevrosi, dimostra una opposizione alla psicoanalisi dai toni troppo accesi e polemici sostenuta oramai dalle figure più prestigiose del panorama alienistico italiano: "...le dottrine psico-analitiche affascinano i pervertiti, e certe elucubrazioni sulla genesi sessuale delle nevrosi sembrano il frutto d’un delirio d’interpretazione più che di una ricerca scientifica, il prodotto mentale di gente ossessionata da infelici esperienze sessuali e che nelle proprie ‘debolezze’ vede non solo un fatto normale, ma addirittura il nucleo d’una interpretazione dell’universo." (Lugaro, 1913).

L’anno precedente, vi è un evento di un certo interesse. Sulla RSF compare una ampia nota intitolata "I metodi psicologici negli ultimi 10 anni secondo R. Sommer" affidata a G. Corberi dell’O.P. di Mombello il quale, nel ’31 viene presentato da Weiss a Freud fra gli aderenti (cioè "simpatizzanti") alla nuova Società di Psicoanalisi (David, 1966). Per la prima volta viene ufficialmente dedicato un piccolo spazio alla "Psico-analisi". Il senso di questa nota, prima che nel contenuto deve essere rintracciato nella necessità di prendere in considerazione e confrontarsi con un fenomeno scientifico oramai di ampia risonanza. Il livello delle critiche avanzate è, persino rispetto all’epoca, estremamente naive, ma riteniamo siano interessanti altri elementi quali, ad esempio, la totale negazione del concetto di inconscio e il confronto con modelli clinici esclusivamente descrittivi.

Arrigo Tamburini nel 1915 recensisce la traduzione che Levi-Bianchini propone delle cinque Conferenze di Freud. Il tono è positivo, e il recensore sa cogliere l’importanza di poter finalmente disporre di una traduzione italiana del testo freudiano.

  1. Fra le due guerre: la definizione della distanza

Il periodo che si pone fra le due guerre conduce psichiatria e psicoanalisi a definire il campo di reciproco confronto culturale. Gli anni che vanno dal 1923 al 1926 sono centrali in tale percorso in cui prevale un confronto serrato della psichiatria verso la psicoanalisi con atteggiamenti spesso di netto distanziamento.

Seguiamo gli accadimenti in Italia e soffermiamoci su tre episodi esemplari.

Nel 1923 Gustavo Modena, di Ancona, che, come abbiamo accennato, è stato fra i primi ad interessarsi di psicoanalisi in Italia, dichiara, in una relazione al XVI Congresso della Società freniatrica e poi sulle pagine della RSF, la sua netta presa di posizione: "… in 12 anni di sereno esame della letteratura psicoanalitica e di ricerca di casi guariti con la terapia di Freud, non ho trovato una prova sicura della utilità specifica di questo metodo di cura: non credo che altri possano dimostrarmi il contrario" (Modena, 1924). Riteniamo che tale affermazione abbia il senso di un più generale movimento che interessa l’intero ambito della psichiatria ufficiale rispetto alla parallela evoluzione del movimento psicoanalitico: Modena rappresenta certamente il movimento di confronto con i contenuti della psicoanalisi e ne assumerei la relazione al congresso di Roma come una dichiarazione della psichiatria ufficiale sulla psicoanalisi definita "... una dottrina che non discute più sopra i fatti, ma sopra dogmatiche affermazioni" (Id.).

Nel ’25 vi è la fondazione a Teramo della "prima" Società di Psicoanalisi e contemporaneamente si tiene a Trieste il XVII congresso della Società Italiana di Freniatria. Il congresso di Trieste sembra essere l’esplicito tributo degli alienisti italiani alla psicoanalisi: Weiss viene invitato da Morselli a tenere una delle relazioni introduttive "Psichiatria e psicoanalisi". In questo congresso esplode la irriducibilità della psicoanalisi verso la cultura psichiatrica italiana e tale dissidio si declina attraverso la conflittualità acuta tra Morselli e Weiss a cui non rimarrà estraneo neanche lo stesso Freud (Weiss, 1970) mentre sulle pagine della RPNM Dino Bolsi, allievo e poi successore di Lugaro a Torino, critica pesantemente la relazione di Weiss: "...anche ammettendo la giustezza dell’indirizzo psicoanalitico nello studio psicologico delle malattie mentali (e ciò è ben lontano dal vero) la psicoanalisi non apporterebbe davvero nulla di solido alla conoscenza delle cause delle malattie stesse" (Bolsi, 1927). Non sappiamo quanto possa essere un caso, ma accade che l’anno successivo, Weiss si dimetta definitivamente dal suo incarico presso l’Ospedale Psichiatrico di Trieste per il rifiuto di aderire al partito fascista.

Un ultimo episodio riguarda la pubblicazione nel ’26 della monografia di Morselli su "La Psicoanalisi" abbondantemente e trionfalisticamente recensita sulla RSF da Giuseppe Guicciardi (direttore della RSF e del S. Lazzaro di Reggio Emilia) e da Ernesto Lugaro nella RPNM. La pubblicazione di questa opera riteniamo vada in parte riconsiderata per alcuni aspetti positivi: essa rappresenta certamente un vero e proprio attestato da parte della psichiatria ufficiale che accetta di scendere in campo e discutere le tesi psicoanalitiche. I toni del confronto risultano certamente meno ostili rispetto al clima generale di quegli anni, ed in particolare rispetto alle posizioni assunte dal gruppo di Tanzi e Lugaro della RPNM e da quello di Reggio Emilia della RSF. Negli anni successivi il confronto fra psichiatria e psicoanalisi, pur mantenendosi estremamente alterno e, a tratti, ambivalente, presenta sempre più occasioni di positivo - comunque esplicito - riconoscimento da parte della psichiatria verso la psicoanalisi.

Nel 1931 si può cogliere un primo "atto ufficiale" della RSF di riconoscimento positivo delle tesi psicoanalitiche. Viene pubblicata, infatti, una "recensione critica" a "Elementi di Psicoanalisi" di Weiss dal titolo "In tema di psicoanalisi" (Bertel, 1931). Il contributo del dott. Bertel - episodico collaboratore della RSF, e che, nel 1933 troviamo fra gli "aderenti" alla SPI. Sebbene alcune premesse in cui viene esaltato l’aspetto di "causalità" e di "esattezza" attribuito alla psicoanalisi, l’articolo è decisamente positivo verso la psicoanalisi e risulta essere l’occasione per discutere non tanto del libro di Weiss, quanto della "... grandiosa dottrina di Freud". A nostro parere, l’elemento di maggior interesse è che, per la prima volta, si segnali nella RSF anche una sufficiente conoscenza dello spessore e della teoria psicoanalitica da parte di un autore.

Questo evento sembra rimanere abbastanza isolato. L’anno successivo si legge un freddo attestato - che mantiene i toni della neutralità - da parte del direttore Bertolani alla espansione del movimento psicoanalitico in Italia: "Il numero di coloro che si occupa di psicoanalisi è evidentemente in aumento, se la pubblicazione del Weiss è stata esaurita nello spazio di un anno..." (Bertolani, 1932).

A fronte di questi episodi, si possono leggere, ancora alcuni anni dopo, due pesanti critiche che, questa volta, sembrano più esplicitamente dirette alla psicoanalisi italiana. E’ un esponente - non particolarmente noto - della "scuola" di Reggio Emilia, Flaminio Nizzi ad irritarsi verso Weiss "... per aver scambiato per realtà una cosa soltanto sognata, o letta, o sentita raccontare…". L’irritazione di Nizzi cresce nel dover recensire "Saggi di Psicoanalisi in onore di S. Freud" in cui, per l’ottantesimo compleanno di Freud sono presenti, insieme, tutti i maggiori psicoanalisti italiani. Viene, inoltre, espressa una profonda critica circa la validità della teorizzazione psicoanalitica:"...Non dimentichiamo che l’edificio scientifico della psicoanalisi è una costruzione ideologica sostenuta da teorie ed ipotesi, e che non è immune da infiltrazioni filosofiche... Il tempo ci dirà se tutto ciò è opera di genio veramente innovatore, ovvero è, almeno in parte, entusiasmo incontrollato di chi si accende per ogni cosa nuova per ogni manifestazione che esce dall’ordinario"(Nizzi, 1936b).

Un segnale oramai della distanza nei confronti della psicoanalisi viene espressa anche attraverso la pubblicazione sulla RSF del necrologio di Freud che troviamo, fianco a fianco, con quello di Bleuler. Appare significativo che al maestro di Zurigo venga dedicato ampio spazio, mentre per Freud bastano poche righe: "Il fondatore della psicoanalisi è morto presso Londra il 22 settembre 1939. Era nato il 6 maggio 1856 a Fraiberg in Moravia".

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