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N E W S C O N T A T T I R I C E R C A L I N K S F O R U M

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Introduzione

    Proporremo gradualmente una serie di schede relative ai vari manicomi italiani. Ciascuna scheda tenta di delineare la storia dell'istituzione, dalle vicende che ne hanno motivato la nascita fino a integrare eventi  che ne hanno costituito il senso storico. Viene posta particolare importanza alle figure degli psichiatri che vi hanno lavorato e ai cambiamenti strutturali ed istituzionali che possono essere analizzati rispetto alle vicende più ampie della psichiatria Italiana. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di seguire il percorso di fondazione della psichiatria italiana dagli inizi dell' '800, alla unificazione del Regno, fino al periodo postbellico e, parallelamente alla evoluzione della psichiatria-morale, preoccupata nell'individuare il senso patogenetico delle passioni (e, corrispondentemente, la funzione terapeutica della "disciplina degli istinti" attraverso la cura morale), fino alla costituzione della psichiatria-freniatrica preoccupata di individuare un proprio oggetto di specificità nelle ricerche neuropatologiche.

Ciascuna scheda non ha un senso compiuto e, tantomeno, una struttura definita, ma potrà essere di volta in volta aggiornata anche, magari, attraverso contributi che potranno pervenirci da eventuali collaboratori. Il progetto è di aprire uno spazio in cui raccogliere contributi vari e sparsi attraverso cui delineare un profilo del livello dell'assistenza (e della disciplina) psichiatrica nelle varie fasi storiche fino a poterle collegare alla realtà attuale.

 

Lombardia

1. Como (1882)

          Nel 1857 si impone a Como di ritirare i malati dalla milanese Senavra e di sistemarli altrimenti. Così nel 1861 si allestiscono in via provvisoria dei locali presso l'ospedale di S.Anna. Viene quindi proposta la costruzione di un Ospedale unitamente a Sondrio, ma Sondrio non accetta, dichiarando di preferire delle degenze nell'erigendo istituto con retta da stabilirsi.

          Dopo vari studi e progetti (si interpella anche Lolli a Imola), si decide la costruzione nel giugno 1878 e nel giugno del 1882 vengono accolti i primi 463 ammalati, compresi pazienti del territorio bergamasco e del Canton Ticino. Nel 1883 è pubblicata  una Cronaca del Manicomio.

          Con la prima guerra mondiale gli ospiti arrivano a essere mille. L'istituto conosce ulteriore incremento negli anni trenta.

          Nella relazione Maggiotto, 1932, l'immagine è quella di un'azienda retta sull'ergoterapia: “dei malati una media complessiva del 46% lavora, e lavora assiduamente attendendo ai mestieri più diversi, con strumenti svariati" ... "Il nostro Istituto basta a se stesso. Non manca che il mulino per essere completo dal punto di vista del lavoro e del rendimento. Non solo basta a se stesso, ma oggi si producono la tela ed altri tessuti anche per l'Istituto Maternità e Infanzia, le stoffe per le divise degli infermieri, delle infermiere e dei cantonieri provinciali, si confezionano le scarpe per i bambini e ragazzi del Brefotrofio, per gli uscieri provinciali.. Non dipendiamo più dal lavoro esterno e superiamo di gran lunga il nostro fabbisogno". Corredano la relazione grafici, conti, fotografie di laboratori e utensili, computi delle giornate di lavoro, cronache della produzione, dalle scope alle pianelle. Alla fine l'identità tra salute ed efficienza è esplicitamente sottolineata: "Quale espressione la più lusinghiera del sempre maggior impulso dato al lavoro, sta il numero delle dimissioni effettuate e che, specialmente

bibl.: Maggiotto, 1933; ?, 1962

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Toscana

2. Lucca

          L'ospedale è sorto negli edifici conventuali di Fregionaia, chiesa e monastero. Tali edifici, già dei Canonici Regolari Lateranensi, risalgono al XIII secolo su un nucleo più antico.

          Il monastero è soppresso da Clemente XIV il 27 novembre 1770 e i beni riuniti a quelli dello Spedale di San Luca della Misericordia.

          Il 24 marzo 1772 i Signori Consoli e Consiglieri della Corte dei Mercanti, dalla quale dipende lo Spedale, decidono di trasformare il convento di Fregionaia in ricovero per i pazzi.

          Il modello è lo Spedale fiorentino di Santa Dorotea.

          L'ospedale apre il 20 aprile 1773. Un cerusico, sette serventi. Dei 24 malati del primo mese, 11 provengono dal Carcere di Torre. I serventi dell'ospedale ricevono questi 11 alienati dagli esecutori di città, fuori della porta dello Spedale. Consegna simbolica: cessa, nello stato lucchese, la detenzione, e inizia l'assistenza ai malati di mente.

          A metà '800 un direttore, C Taddei Gravina, è ucciso da un servente per la sua volontà di metter ordine. Il nuovo direttore, il Neri, è insediato e protetto da Bettino Ricasoli.

          Dal movimento ammalati risulta un incremento netto negli anni 1858/72 e più ancora nel periodo 1872/1887, dove si rilevano valori poi mantenuti quasi senza variazioni nei quindicenni successivi.

bibl.: Cappelli, 1883; Marzocchi, 1883;  Cappellini, 1919; Lippi Francesconi, 1942; Giordano, 1959;  Giordano, 1962; Giordano, 1964; Giordano, 1966; Bellato e Del Pistoia, 1978; Del Pistoia e coll., 1980; Stok, 1985

 

3. Siena

          In Siena la prima organizzazione psichiatrica è del 1775, quando la venerabile Confraternita dei Disciplinati o Compagnia della Madonna sotto lo Spedale apre una casa di custodia.

          Nel 1788, chiuse in Toscana per decreto granducale le case di custodia, gli alienati vengono ricoverati a Firenze. In Siena rimane solo un deposito, presso tal Bigi, spazio di osservazione prima del trasferimento a Firenze. Per insufficienza di collegamenti, il Comune è comunque costretto a mantenere un asilo dove, tra il luglio 1805 e l'ottobre 1812, vengono curati 95 pazienti.

          Nel 1818 la Confraternita dei Disciplinati riduce ad asilo l'ex-convento di San Niccolò e vi isola, oltre agli alienati, le "zittelle che un illecito amore ha rese madri" e "bambini affetti da malattie sordide della pelle". La direzione è affidata al Lodoli, attivo già dal 1805; la sua opera è continuata da Gaspero Mazzi, Pietro Tommi, Stanislao Grottanelli.

          Nel San Niccolò non sono isolati solo i pazzi. L'esclusione colpisce anche altre categorie: le zittelle che un illecito amore aveva rese madri e i bambini affetti da malattie sordide della pelle.

          Nel 1858 viene direttore Carlo Livi e ammoderna la gestione istituzionale.

          Nel 1866 sono licenziati e curati altrove i malati affetti da malattie della pelle.   

          Nel frattempo a Firenze, satura, indirizza su Siena i ricoveri delle Province di Pisa, Livorno e Arezzo. Grosseto già convergeva su Siena.

          Nel 1872 l'ospedale è così ampliato con l'annessione dell'ex convento dei Serviti (dove sono collocate le alienate).

          Decisa la costruzione di un nuovo ospedale nel '69, la costruzione ne fu iniziata nel febbraio del '70 (progetto Azzurri) e compiuta in soli 14 mesi.

          Nel 1874 al Livi succedeva il Palmerini che fondò la Cronaca del Manicomio e promosse nel 1875 la costruzione del nuovo quartiere Conolly (per il clamorosi) e del Ferrus (per gli idioti) nel '78. Infine, per i malati di ceto più elevato, venne costruita tra il 1877 e il 1878 la Villa. Nel 1879 si cessa di ricoverare le ragazze madri. Il Palmerini muore nel 1880 e gli succede il Funaioli.

          Nel 1883 i ricoverati sono mille e si riduce una parte del prossimo convento del Santuccio ad asilo per alienate (quartiere Chiarugi).

          Nel 1884 ripresa dei lavori di costruzione del S. Niccolò nuovo, continuati anche nel '85 (con servizi).

          Lo stesso anno si istituisce nel manicomio l'insegnamento universitario di Clinica Psichiatrica e si dà la cattedra al Funaioli.

          Nel '62 i posti letto del S. Niccolò sono circa 2000.

bibl.: Livi, 1862; Funaioli, 1886; D’Ormea, 1933; Realmuto e al., 1962

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Marche

 

4. Ancona (1749 / 1840 / 1901)

          In Ancona l'assistenza psichiatrica è organizzata a seguito dell'enciclica di Benedetto XIV diretta ai Governatori delle Provincie dello Stato Pontificio.

          Nel 1749 è aperta la Casa dei mentecatti. I pochi pazienti, sei ne ricorda Madame de Stael nella Corinna, vi rimangono sino al 1799 quando, durante la guerra franco-austro-russa, il "Casone" è demolito dai militari francesi. Gli alienati vengono allora ricoverati in alcune piccole camere, presso la chiesa di San Ciriaco, vicino alla torre; l'amministrazione napoleonica deplora tale sistemazione.

          Dopo la Restaurazione, nonostante le sollecitazioni locali, lo Stato Pontificio non prende provvedimenti per mancanza di fondi. Nel 1815, in mancanza di nuovi edifici, si regolamenta semplicemente la situazione, cercando di attutire gli eccessi commessi. Così "in qualunque circostanza in cui il Furioso e l'imbecille potesse credersi suscettibile di correzione non potrà giammai il Custode (i medici erano esterni) arbitrarsi di batterlo giacchè la sola catena sarà la sola riserva che potrà adottare contro la fierezza del mentecato".

          Nel 1818 i pazienti vengono affidati ai Frati Fatebenefratelli. Nel processo verbale di consegna risulta che erano presenti 5 uomini e una donna; il materiale era costituito da pochi pagliericci e da 15 catene di ferro, 2 ceppi, 5 manette e 13 gambetti di ferro.

          L'ammissione veniva ordinata dal Gonfaloniere in base a certificato del medico e del parroco: molte volte il primo seguiva la dichiarazione del sacerdote, quasi a conferma, molte volte mancava. Ma anche racchiusi nell'Ospedale Civico dei Frati i pazienti non erano in migliori condizioni.

          Si arriva infine, e su iniziativa del Priore dei Frati Benedetto Vernò, al Nuovo Ospizio per la cura Fisico-Morale dei Mentecatti" che è del Marzo 1840.

          La nuova istituzione nasce all'insegna di maggiore tolleranza: "giammai avvenga che i custodi ed i serventi si facciano lecito di usare le minime durezze verso dei poveri mentecatti".

          La nuova istituzione nasce all'insegna di maggiore tolleranza: "giammai avvenga che i custodi ed i serventi si facciano lecito di usare le minime durezze verso dei poveri mentecatti".

          Ma soprattutto vi è dominante una concezione molto più biologizzata della malattia mentale. Mentre prima era il parroco a rilevare i segni di pazzia e a disporre che un ammalato venisse ammesso "semprechè sia come tale riconosciuto dai fisici" ed i fisici a loro volta si limitavano a stabilire che un paziente era "privo di senno al grado di pazzia" per poi affidarlo alla custodia, il padre Vernò scrive: "Erano grandemente coloro i quali portano opinione non essere quasi di alcun profitto le cognizioni mediche e la cura medica delle malattie mentali".

          Ergoterapia, distensione, tolleranza sono i presupposti del nuovo istituto, il cui primo direttore, Benedetto Monti, si affretta ad esporre la summa delle sue vedute psichiatriche mettendosi al passo dei tempi (   ).

          Tuttavia si specifica che "questo ospizio è fornito di tutti i mezzi di repressione, che sono stati immaginati a tal fine da uomini abilissimi nel trattamento degli alienati". E a lungo andare, deterioratosi lo slancio filantropico di avvio, l'aspetto violento tornò a prevalere. Annota il Modena "Forse l'affollamento dell'Istituto e i rimedi insufficienti ad evitarlo erano le principali cause di questo ritorno all'antico".

          Infatti se il giorno dell'apertura, 14 marzo 1840, vi erano 32 degenti, l'invio dei malati fu molto rapido tanto che nel 1845 il Delegato Apostolico doveva richiamare i governatori e le Magistrature della Provincia avvertendoli che il crescente invio di alienati nel Manicomio doveva essere frenato.

          Verso il 1860 la cura e la direzione dell'ospedale passò dai Frati ad una Commissione amministrativa. Nel 1870 furono assunte all'assistenza dei malati le suore di San Vincenzo.

          Lombroso, 1864, lamenta le condizioni del manicomio di Ancona. Condizioni che peggiorano, nonostante il buon senso del Mencucci (   ), sino a livelli incredibili "I malati aggrappati alle ferriate delle finestre erano il ludibrio del popolo: si ricorda che davanti ad esse si fermavano fanciulli e donnicciuole che chiedevano ai pazzi i numeri per il lotto e scambiavano con essi lazzi e conversazioni non sempre eleganti..."

          Così, sotto l'impulso di Gaetano Riva (direttore dal 1888), si costruì negli ultimi anni del secolo il nuovo manicomio, solennemente inaugurato durante il congresso della Società freniatrica italiana del 1901.

          La deliberazione del nuovo ospedale è del 1888-89, la costruzione iniziò il 4 aprile 1898. I successivi lavori di aumento non sono particolarmente significativi.

          Nel 1900 i malati erano 350. Dal 1901, dopo, l'apertura del nuovo Manicomio, l'ascesa è rapida, dopo il 1910 i malati erano già circa 600 e tali rimasero sino al '30... La maggior parte dei malati provenivano dal capoluogo e dalle immediate vicinanze.

bibl.: Leggi, 1840; Cardona, 1864; Riva, 1907; D'Ormea, 1909; Tamburini & al., 1918;  Modena, 1929; Modena, 1935; Ugolotti, 1967; Giovannini, 1980; Rocca & Martini, 1989

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Calabria

 

5.  Reggio Calabria (1932 - 33)

          La costruzione fu decisa dall'Amministrazione Provinciale il 25 agosto 1906; ma difficoltà economiche ne rimandarono l'attuazione a lungo. I pazienti intanto erano inviati a Palermo, Messina, Girifalco, Roma.

          Finalmente, nel 1931, il Presidente del Consiglio Provinciale annuncia: i poveri folli nostri, oggi costretti a star lontani dalle famiglie, richiamati accanto ai loro cari, riuniti in un ospedale modernamente attrezzato, sorriso dal cielo e dal mare, curati con ogni amore e con ogni mezzo che la scienza offre, benediranno il DUCE, animatore di ogni opera di umana redenzione.

          Realmuto (1962) conta otto padiglioni e 737 posti letto.

bibl.: Puca, 1934; Realmuto & al., 1962; Manacorda & Montella, 1977, pp. 179-187

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Sicilia

 

6. Agrigento

          L'istituto risulta costruito nel periodo 1925/1931 ed è stato inaugurato il 28 ottobre 1930. I malati cominciarono ad affluirvi dal 10 ottobre 1931, provenienti non solo da Agrigento ma anche dalle vicine provincie di Enna e Caltanissetta: il numero dei ricoverati arrivò ben presto, 1935, a oltre seicento.

          La costruzione è a padiglioni e dispone di 654 posti (Realmuto, 1962)

bibl.: De Giacomo, 1934; Sforza, 1935; Realmuto, 1962

 

7. Siracusa (1934)

          La costruzione è iniziata nel 1930 e terminata nel 1934: un progetto di 350/400 letti.

          La retorica dell'epoca va in estasi di fronte alla nuova fabrica:  Ogni padiglioncino, simile a un'amena villetta, è circondato da semplici reti metalliche, e le finestre, all'infuori di quelle per i reparti agitati, non hanno grate di ferro, ma solo vetri armati (Sforza). E ancora:  i vari padiglioni appagano molto il senso estetico, essi sono simili ad amene villette con i loro tetti rossi ed intonachi di vario colore; quelli per i malati sono poi circondati da ampi recinti limitati da rete metallica sottile robusta, mentre i padiglioni degli agitati e semiagitati sono circondati da un muro alto tre metri (Amico).

bibl.: Sforza, 1935, p. 70; Amico, 1947; Realmuto e al., 1962

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